Rinfrescata attesa, ma con il freno a mano
Ci risiamo. Il gran caldo non molla, anzi rilancia, e su tutta l’Italia la morsa si stringe un altro po’. Sulle Isole Maggiori, nelle ultime ore, i termometri hanno toccato punte oltre i 45°C, roba da restare appiccicati al divano. Nulla di strano, del resto, con il cuore dell’anticiclone subtropicale disteso comodo dentro il Mediterraneo, pronto a tenerci compagnia fino al termine della settimana.
Poi, però, qualcosa si muove. Tra domenica 19 e lunedì 20 luglio il nucleo pulsante dell’anticiclone africano potrebbe arretrare, con lentezza, lasciando uno spiraglio a quella che ormai tutti chiamano rinfrescata. Ma occhio a non farsi illusioni: quando l’Italia potrà davvero respirare resta la domanda delle domande, e la risposta va presa con le molle.
I principali centri di calcolo, in effetti, vanno a braccetto su un punto. Un calo netto delle temperature, che il nostro corpo percepirà senz’altro come sollievo, perché la colonnina di mercurio rischia di precipitare di oltre 8 o 10°C. Per essere precisi, però, si tratterà di un ritorno alla normalità. In diverse regioni, addirittura, di un semplice riavvicinamento ai valori tipici del periodo. Diciamolo: su gran parte del Paese la temperatura non scenderà neppure sotto le medie, ma il ridimensionamento sarà comunque significativo, visto che in molte località si passerà da 40°C e oltre a numeri più vicini ai 30°C.
Eloquenti le massime attese proprio domenica 19 luglio, quando irromperanno le prime infiltrazioni meno calde in arrivo dal nord Europa. Sarà il nord dell’Italia a sperimentare per primo il calo, anche se le massime resteranno pur sempre sopra i 30°C. E con l’eventuale arrivo di acquazzoni e temporali i termometri potranno finalmente concedersi valori un filo più bassi, più respirabili. Discorso diverso al sud e sul medio e basso Tirreno, dove il gran caldo reciterà ancora la parte del protagonista indiscusso, con punte oltre i 40°C.
Il modello matematico europeo
Sto osservando le ultimissime elaborazioni del modello matematico europeo, l’ECMWF. Il refrigerio viene confermato, ma un po’ attenuato. L’ultima corsa delle vede tra l’altro un’escalation verso una nuova ed eccessiva ondata di calore, che comincerebbe proprio intorno al 24-25 luglio.
Chiamiamolo pure refrigerio, ormai. Anche se il termine, a tratti, quasi dà fastidio: in alcune regioni non si toccheranno neppure le medie, anzi si andrà sopra. Farà semplicemente meno caldo dei giorni precedenti, tutto qui. E dopo il 25 luglio, sempre secondo l’ultima emissione europea, ecco profilarsi una nuova violentissima fiammata. Insomma, quest’estate pare destinata a un tira e molla di ondate di calore, sempre più intense, che ci accompagnano ormai da maggio in poi. Una situazione complicata, a dire il vero.
La speranza corre lungo le correnti oceaniche
Eppure, l’esperienza vissuta in passato ci insegna che scenari simili possono regalare cambiamenti improvvisi. Tutto dipenderà dalla ripresa delle correnti oceaniche. Da qui a qualche giorno cominceremo a tenere d’occhio un indice climatico parecchio importante, la NAO. Se questa iniziasse a scivolare verso il negativo sul lungo termine, magari nella prima decade di agosto, allora sì che avremmo buone notizie, perché l’Italia verrebbe raggiunta in anticipo dalle correnti dell’oceano. Ecco, qui stiamo davvero accendendo il lumicino per chiedere la grazia contro il caldo africano.
Purtroppo quel caldo è una realtà che ci porteremo dietro anche nei prossimi anni e, stando alle proiezioni, avrà vita lunga, a meno di sconvolgimenti folli della Corrente del Golfo, che però non credo vedremo tanto presto. Anzi, c’è di più: si parla del fatto che il Cold Blob, quella macchia fredda ben visibile nello scenario atlantico, sia in qualche modo responsabile delle impennate di aria rovente, quasi le vada a incentivare. Mi è capitato di leggerlo su alcune riviste scientifiche, dove si cerca una spiegazione a queste violentissime ondate di calore.
Perché le previsioni nascono dai modelli matematici
E no, non significa che siamo confusi, come pure qualcuno ci ha rimproverato. I modelli matematici sono indispensabili, perché le previsioni non si sfornano con le stazioni meteorologiche né guardando il cielo, come ancora oggi c’è chi sostiene. Si fanno così, con i numeri. E va sempre ricordato che l’attendibilità cala man mano che ci allontaniamo dal giorno di partenza; le proiezioni a lungo termine, tuttavia, restano utilissime, perché ci offrono delle linee di tendenza.
La tendenza attuale, come indica l’ultimo aggiornamento ECMWF, è un refrigerio ancora tutto da modellare. Ma c’è finalmente una variazione: questa ondata di calore non sarà interminabile come pareva all’inizio, quando sembrava dovessimo sopportare picchi estremi per quindici giorni filati. Non andrà così. Ci sarà un intervallo, e forse una nuova fiammata a fine mese, estrema.
E non parliamo di ondate normali, sia chiaro. Qui abbiamo un caldo che abbraccia quasi tutta l’Italia, persistente da ben più di un mese, con località, soprattutto al nord, martellate dalla fase più rovente. Minime costantemente sopra i 25°C, dai connotati tropicali, e perfino nel periodo del refrigerio valori notturni oltre i 20°C: notti dai tratti tropicali, che non ci appartengono. Se osservate come sono saliti i termometri, in particolare dagli anni Ottanta in poi, c’è quasi da spaventarsi. E domandarsi fin dove possono spingersi ancora. Negare il Riscaldamento Globale, al di là delle cause, significa insomma chiudere occhi e sensi.
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