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Home Viaggi e Clima

Manila: La mia nuova casa tra umidità tropicale e sorrisi infiniti

Leandro Fontana di Leandro Fontana
30 Apr 2025 - 17:31
in Viaggi e Clima
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Atterrare a MANILA, la capitale pulsante delle FILIPPINE, è stato come entrare in un romanzo scritto dal sole e dal mare. Mi ha accolto un muro di calore umido, il profumo della salsedine, il vociare caotico e melodioso di una città che non smette mai di muoversi. Non è un semplice trasferimento: è un salto in un mondo dove ogni giorno è un’esperienza sensoriale.

Dove mi trovo: nel cuore dell’arcipelago

MANILA si estende lungo la costa occidentale di LUZON, l’isola più grande e popolosa dell’arcipelago filippino. Affacciata sulla baia di Manila, guarda verso il mar Cinese Meridionale, respirando ogni giorno quella brezza oceanica che rende sopportabili le temperature tropicali. Ma attenzione: qui il clima non è mite. È estremo, è vivo, è reale. Si passa da giornate roventi a piogge torrenziali in un battito di ciglia. La stagione secca, che va da dicembre a maggio, è il momento ideale per esplorare la città; poi arriva l’habagat, il monsone di sud-ovest, portando piogge e temporali spettacolari, spesso violenti ma purificatori.

Il ritmo della vita: economia, contrasti e opportunità

MANILA è un gigante economico in miniatura. Nonostante la sua densità insostenibile e il traffico che mette alla prova anche i più pazienti, è il cuore finanziario delle Filippine. La Makati Business District, con i suoi grattacieli scintillanti e centri commerciali monumentali, sembra appartenere a un altro universo rispetto ai quartieri periferici più disordinati e poveri. Io vivo in una via laterale di Quezon City, un’area che mescola l’antico e il moderno, tra mercatini, ristorantini di strada e coworking space ultramoderni. Qui, la gente non si lamenta: lavora, canta, cucina, si adatta.

Il settore dei servizi, soprattutto call center e outsourcing, domina. I giovani parlano inglese con una padronanza sorprendente, e molti lavorano per aziende europee o americane. La sera, però, la città si trasforma: karaoke a ogni angolo, bancarelle che vendono balut (un uovo fecondato, per i più coraggiosi), motorini che sfrecciano come in un film neorealista asiatico.

Geografia urbana e disordine affascinante

Orientarsi a MANILA non è facile. Non è una città ma una megalopoli composta da 16 città e una varietà disarmante di quartieri. Dalla storica Intramuros, con le sue mura spagnole e le chiese barocche, fino alle aree residenziali di Pasig e le architetture moderne di Bonifacio Global City, ogni zona sembra raccontare una storia diversa. Cammino spesso senza meta, e ogni volta scopro una piazza, un vicolo, un tempio o una panetteria locale dove i sapori sanno di cocco e mango.

Cultura e quotidianità: l’accoglienza come stile di vita

Mai avrei immaginato un popolo così caloroso. La filippina è una cultura dell’abbraccio, anche se il corpo rimane a distanza. I sorrisi sono ovunque, anche nelle situazioni più difficili. Qui la religione è ovunque – cattolicesimo mescolato a pratiche animiste – e scandisce il ritmo della vita quotidiana: messe all’alba, feste patronali coloratissime, processioni che occupano interi quartieri. Partecipare a queste celebrazioni mi fa sentire parte di qualcosa di più grande, anche da straniero.

La lingua? Il tagalog è la base, ma l’inglese è presente ovunque. Questo rende l’adattamento linguistico più facile rispetto ad altri Paesi asiatici. Eppure, sto imparando qualche parola locale: “salamat” (grazie), “kamusta ka?” (come stai?), che aprono porte e cuori.

Clima: un bagno costante di umidità

L’aspetto più difficile? Il clima. Non mentirò: vivere in un’eterna estate, dove l’umidità sfiora l’80% e il sole picchia con ferocia dalle 10 del mattino, è una sfida. Bevo litri d’acqua, mi copro la testa con un cappello leggero, e ho imparato a programmare le uscite all’alba o dopo il tramonto. Ma poi arrivano quei tramonti rossi, violenti, che si riflettono sulla baia… e tutto sembra avere senso.

I tifoni, purtroppo, sono parte del pacchetto. Arrivano in genere tra giugno e novembre, e quando colpiscono, lo fanno con violenza. Le strade si allagano, le scuole chiudono, eppure la gente resta calma. La resilienza filippina è una lezione quotidiana.

Vivere a Manila da italiano: tra nostalgia e nuove abitudini

Mi manca il caffè italiano, è vero, ma ho trovato un piccolo bar gestito da un anziano filippino che ha vissuto a ROMA e prepara un espresso degno di quel nome. Il cibo è diverso, spesso dolce dove non ti aspetti, ma impari ad apprezzare piatti come il pancit canton, il lechón croccante, e quel mix di cucine cinese, malese e spagnola che rende ogni pasto una scoperta.

La burocrazia? Lenta, complicata, a tratti esasperante. Per il permesso di soggiorno, ho dovuto girare tre uffici diversi, ognuno con i suoi moduli e orari imprevedibili. Ma con pazienza e qualche sorriso, tutto si ottiene.

Gli italiani sono pochi ma ben integrati. Alcuni gestiscono ristoranti o agenzie turistiche, altri lavorano nella cooperazione internazionale. Le comunità sono accoglienti, soprattutto quelle attorno alla parrocchia di San Antonio a Makati, dove ogni tanto ci si ritrova a parlare italiano davanti a una pizza (quasi) autentica.

In definitiva: un trasferimento che ti cambia

Vivere a Manila non è un’esperienza per tutti. Serve spirito di adattamento, voglia di mettersi in gioco, e una certa flessibilità mentale. Ma se riesci a entrare nel ritmo di questa città vibrante, a comprenderne le contraddizioni e a lasciarti guidare dalla gentilezza della sua gente, allora MANILA ti entra dentro. Non solo come città, ma come esperienza di vita.

 

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