(TEMPOITALIA.IT) Osservando su scala continentale, dall’immensità dell’oceano Atlantico fino ai confini della Siberia, le anomalie della pressione atmosferica al suolo offrono una quantità considerevole di dati utili per comprendere le future tendenze meteo-climatiche dei prossimi mesi. Naturalmente, si tratta di previsioni stagionali di lungo periodo, dunque soggette a possibili variazioni, ma le linee di tendenza su aree così vaste mantengono comunque una discreta affidabilità, poiché non si riferiscono ai singoli Paesi, come Italia o Francia, bensì all’intero equilibrio atmosferico di un’enorme porzione dell’emisfero nord.
Durante la stagione fredda, la pressione atmosferica al suolo assume un ruolo diverso rispetto all’estate. Quando sull’area euroasiatica si formano alte pressioni molto intense, significa che l’aria in quota si sta raffreddando rapidamente, dando origine al celebre anticiclone russo-siberiano, un sistema ad alta pressione di tipo termico, capace di trattenere al suolo masse d’aria gelida che, a causa dell’irraggiamento notturno, diventano ancora più fredde. È in questa sterminata regione che si estende dagli Urali orientali fino quasi alle coste del Pacifico, cioè in Siberia, che si sviluppa il cuore più gelido dell’emisfero settentrionale, dove le temperature possono raggiungere valori estremi.
A novembre 2025, secondo le analisi del Centro Meteo Europeo, si prospetta la formazione di un’ampia area anticiclonica che, partendo dalla Scandinavia e arrivando fino alla Siberia centrale, genererà un intenso raffreddamento. Tale anticiclone tenderà ad estendersi fino ai Paesi Baltici, coinvolgendo anche Islanda e Azzorre, creando un ponte di alte pressioni tra il Nord Atlantico e l’Europa orientale. Di conseguenza, nel settore mediterraneo, comprese Italia, Francia e Spagna, si insedieranno aree di bassa pressione che favoriranno precipitazioni più abbondanti del consueto. Per il nostro Paese, novembre potrebbe dunque risultare più piovoso della media, una notizia positiva considerando la natura tipicamente autunnale del mese.
A dicembre, con l’avvio dell’inverno meteorologico, i modelli continuano a mostrare piogge superiori alla norma sull’intero bacino del Mediterraneo, comprese la Siberia centro-occidentale e la Russia europea. Le Isole Britanniche, invece, dovrebbero registrare valori pluviometrici inferiori alla media. In questa fase, l’anticiclone delle Azzorre si sposterà più a nord, fino a lambire le coste americane e la Gran Bretagna, bloccando così parte delle perturbazioni oceaniche. L’origine delle piogge sul Mediterraneo sarà quindi di tipo afro-mediterraneo, con fronti umidi che potrebbero generare precipitazioni intense.
Sul fronte termico, dicembre si prevede leggermente più mite in Italia, con anomalie positive comprese tra +0,5 °C e +1 °C, ma con abbondanti precipitazioni che potrebbero favorire nevicate sulle Alpi, seppure non a quote particolarmente basse, salvo irruzioni di aria fredda.
A gennaio 2026 la situazione cambia: la Siberia tornerà a raffreddarsi, mentre la Scandinavia mostrerà un lieve aumento termico. In Italia le anomalie resteranno contenute, ma la pressione atmosferica mostrerà valori più alti del normale sul Nord Europa, fino a coinvolgere parte del Nord Italia. Questa configurazione, con un anticiclone esteso dal Mare del Nord alla Russia europea, potrà favorire correnti da nord-est, capaci di trasportare aria fredda verso la penisola. L’interazione tra questa aria gelida e l’umidità del Mar Mediterraneo potrebbe dar luogo a precipitazioni nevose a quote basse, anche se localizzate.
A febbraio 2026 si assisterà a un ulteriore mutamento: l’anticiclone delle Azzorre arretrerà verso il pieno Atlantico, mentre la pressione diminuirà sensibilmente su Europa e Siberia. La bassa pressione islandese tenderà a rinforzarsi, ma le precipitazioni mediterranee risulteranno sotto la media, con accumuli un po’ superiori solo sul Nord Italia. Le temperature, invece, saranno più alte del normale su tutto il continente euroasiatico, comprese le regioni settentrionali italiane, dove si registreranno valori fino a +1,5 °C rispetto alla media. Ciò indica un febbraio insolitamente mite, coincidente con il periodo delle Olimpiadi invernali in Lombardia, dove la neve potrebbe arrivare solo grazie a condizioni particolarmente favorevoli.
Con l’arrivo di marzo 2026, il trend rimarrà simile: temperature ancora sopra la media, ma con un’anomalia più contenuta sull’Italia, compresa tra +0,5 °C e +1 °C. Le precipitazioni torneranno ad aumentare al Centro-Sud, mentre il Nord Italia continuerà a soffrire un deficit idrico. Possibili variazioni deriveranno dall’instabilità del vortice polare, che potrebbe favorire un temporaneo ritorno di correnti fredde da nord.
Ad aprile 2026, le precipitazioni tenderanno a intensificarsi su Scandinavia, Russia e Siberia, dove saranno ancora possibili nevicate abbondanti, soprattutto a est degli Urali, dove il clima resterà rigido. Al contrario, il Nord Italia si troverà con valori pluviometrici inferiori alla norma. L’anticiclone delle Azzorre, protagonista di gran parte dell’inverno, si posizionerà a nord-ovest della Francia, influenzando anche le Isole Britanniche e ostacolando la normale circolazione delle correnti atlantiche.
Questa persistenza anticiclonica rappresenta una delle chiavi principali delle attuali anomale dinamiche climatiche, poiché il suo spostamento verso nord provoca periodi di siccità, specialmente su Penisola Iberica, Portogallo e Spagna, dove le piogge invernali rivestono un ruolo fondamentale. L’Italia, grazie alla sua posizione nel cuore del Mar Mediterraneo, gode di una maggiore capacità di rigenerare sistemi nuvolosi e precipitazioni, seppur con episodi a volte intensi e localizzati. Tuttavia, la tendenza verso piogge violente e brevi, come quelle osservate recentemente nella Spagna orientale, contribuisce più ai danni che al reale riequilibrio idrico.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica principalmente dei dati di ECMWF e Global Forecast System del NOAA. (TEMPOITALIA.IT)







