(TEMPOITALIA.IT) L’idea di una “ondata di calore terrestre di livelli biblici” fa presa, soprattutto se associata a una mappa mostrata dal capo dell’ONU e alla cifra di +2,2 °C rispetto al periodo preindustriale. Ma per capire quanto c’è di fondato serve distinguere tra slogan, record temporanei e obiettivi dell’Accordo di Parigi. Il clima non si racconta solo con un numero: si misura su scale diverse e con metodi precisi, nati per evitare allarmismi o minimizzazioni.
Negli ultimi due anni abbiamo davvero superato più volte soglie simboliche. Alcuni giorni tra Novembre 2023 e Autunno 2024 la temperatura media globale giornaliera ha sfiorato o superato momentaneamente i +2 °C rispetto al 1850-1900. Nel 2024 la media annua stimata da Copernicus è stata intorno a +1,6 °C, e una lunga sequenza di mesi ha oltrepassato +1,5 °C. Sono segnali gravi, ma non equivalgono a dire che il pianeta “vive stabilmente a +2,2 °C”. Quella cifra, se circola, va intesa come picco temporaneo o previsione di breve periodo di alcuni modelli, non come nuova normalità consolidata.
Cosa significa superare 1,5 °C “temporaneamente”
Il limite di 1,5 °C dell’Accordo di Parigi riguarda il riscaldamento di lungo periodo, calcolato su medie pluriennali. Che un singolo giorno o anche diversi mesi vadano oltre quella soglia non significa che l’obiettivo sia “ufficialmente” fallito dal punto di vista dell’accordo. È come giudicare una maratona dal cronometraggio di un solo chilometro: utile per capire l’andamento, fuorviante per decretare il risultato finale. La preoccupazione, però, è reale, perché tanti mesi consecutivi sopra +1,5 °C indicano che ci stiamo avvicinando al superamento anche su base pluriennale se le emissioni non calano.
Da dove arrivano i numeri che leggiamo
I valori che rimbalzano su giornali e social derivano da set di dati globali come ERA5 di Copernicus o dalle analisi di NOAA e NASA. ERA5, per esempio, ha documentato giornate con anomalia globale oltre +2 °C e ha certificato una sequenza di mesi sopra +1,5 °C nel 2024 e inizio 2025. Quando si parla di +2,2 °C, spesso si tratta di stime giornaliere o di finestre di poche settimane: misure utili a cogliere l’eccezionalità del momento, ma non direttamente comparabili con le medie pluriennali usate dagli accordi internazionali.
“Ondata di calore globale”: un’espressione da maneggiare con cura
Le ondate di calore sono eventi regionali, con durata di giorni o settimane, che colpiscono aree specifiche, non “tutto il pianeta in blocco”. Possiamo avere allo stesso tempo temperature eccezionali su vaste zone e anomalie più contenute altrove. Parlare di “ondata di calore globale” è una scorciatoia giornalistica per indicare un periodo con anomalia media planetaria molto alta, non un fenomeno meteorologico uniforme su ogni continente. È importante precisarlo per non generare confusione tra clima e meteo.
Il ruolo dell’ONU e degli avvisi sul caldo estremo
Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ha lanciato più volte un appello sull’ondata di caldo estremo come crisi sanitaria e sociale. Il messaggio centrale non è la cifretta del giorno, ma la necessità di piani per prevenire i colpi di calore, proteggere i lavoratori all’aperto, rafforzare gli allarmi e adattare le città. Quando l’ONU o la WMO (l’agenzia meteorologica delle Nazioni Unite) diffondono grafici o “mappe modello”, l’obiettivo è comunicare il rischio e sollecitare azioni concrete, non proclamare un nuovo “stato termico” permanente del pianeta.
Cosa attenderci nei prossimi anni
Le previsioni climatiche multi-annuali della WMO indicano che le temperature globali resteranno vicine ai massimi storici nei prossimi cinque anni. Cresce anche la probabilità di superare temporaneamente +1,5 °C su base annua in uno o più anni, specie in presenza di condizioni come El Niño. Questo non rende inevitabile un mondo stabilmente sopra +1,5 °C, ma sposta l’asticella dell’urgenza: servono tagli rapidi alle emissioni, efficienza energetica, sviluppo delle rinnovabili e piani di adattamento al caldo urbano.
Come leggere correttamente un numero “spaventoso”
Un valore come +2,2 °C racconta un picco, non il clima di fondo. Se riportato senza contesto, spaventa. Inserito nel quadro giusto, diventa un indicatore utile: ci dice che il sistema climatico sta accumulando energia e che gli estremi diventano più probabili e intensi. È un invito a informarsi con fonti autorevoli, a pretendere politiche efficaci e a mettere in pratica misure quotidiane di adattamento, dalla gestione degli spazi verdi in città alla protezione dei soggetti più vulnerabili durante le ondate di calore.
Credits
Le informazioni e le analisi contenute in questo articolo si basano su dati e ricerche provenienti dai seguenti enti e centri di ricerca internazionali:
- Copernicus Climate Change Service – Global temperature exceeds 2 °C above pre-industrial average on 17 November – Servizio sui cambiamenti climatici di Copernicus
- Copernicus – 2024 first year to exceed 1.5 °C above pre-industrial level – Rapporto annuale sulle temperature globali
- WMO – Global temperature likely to exceed 1.5 °C temporarily in next 5 years – Previsioni climatiche dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale
- WMO – Temperatures expected to remain near record levels in coming 5 years – Proiezioni sul clima futuro
- United Nations – Extreme Heat: Call to Action – Appello delle Nazioni Unite sul caldo estremo
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