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3I/ATLAS, il visitatore interstellare. Perché si è parlato di Astronove aliena

Leandro Fontana di Leandro Fontana
21 Nov 2025 - 11:20
in A Scelta della Redazione, Magazine
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Un arrivo inatteso, quasi impertinente

(TEMPOITALIA.IT) Capita raramente, ma ogni tanto il Sistema solare riceve visite che nessuno aveva messo in agenda. È successo con ʻOumuamua, poi con 2I/Borisov. E ora tocca a 3I/ATLAS, forse il più enigmatico dei tre. Una cometa? Un frammento primordiale? Qualcosa d’altro ancora? Domande che si rincorrono tra gli astronomi da mesi, anche perché questo oggetto fa di tutto per complicare le cose. A guardarlo bene, sembra quasi divertirsi a contraddire ogni modello esistente.

 

Traiettoria fuori dagli schemi

Prima di tutto, il percorso. Non una semplice orbita iperbolica: una vera fuga in retrogrado, inclinata di 175 gradi. Quasi una riga storta tracciata di proposito nel quaderno ordinato delle orbite planetarie. Corre a circa 220.000 chilometri all’ora, una velocità che, quando la si immagina, dà quasi l’idea di un taglio netto nello spazio.

Le simulazioni riportano a una possibile origine nel disco spesso della Via Lattea, una regione popolata da oggetti antichissimi, residui di un’epoca in cui la galassia era più violenta e caotica. In effetti, se si pensa all’estrema eccentricità dell’orbita, l’ipotesi è plausibile. Certo, qualcuno ha già insinuato l’idea di un’origine artificiale, ma – diciamolo – nessuna prova diretta supporta questa speculazione. Almeno, non ancora.

 

3I ATLAS veduta recente

Una chimica che lascia spiazzati

La cosa sorprendente, però, non è solo da dove arrivi 3I/ATLAS. È di cosa sembra essere fatto. Il James Webb Space Telescope ha registrato una chioma dominata da anidride carbonica, più di quanto si sia osservato nella maggior parte delle comete locali. Il degassamento è anomalo, quasi “sfasato” rispetto ai comportamenti tipici.

Ancora più intrigante è la rilevazione del telescopio Keck: tanto nichel, zero ferro. Una combinazione che quasi stona, come due ingredienti che nelle comete del Sistema solare viaggiano sempre in coppia. E poi l’acqua: troppa. La quantità di H₂O che 3I/ATLAS rilascia sembra superiore a quanto le sue dimensioni suggerirebbero.

Qualcuno ipotizza la presenza di strati superficiali ricchi di materiali ultra-volatili, pronti a dissolversi con un niente di energia solare. Altri sospettano processi termici poco noti. Per ora, nessuna certezza.

 

Un aspetto che cambia continuamente

Spostiamo lo sguardo sulla morfologia. Al perielio, la chioma raggiunge i 400.000 chilometri di diametro, una bolla immensa attorno a un nucleo probabilmente più piccolo di un chilometro. Fin qui, tutto ancora gestibile. Ma la coda… quella no, la coda non collabora.

Alcune immagini di Hubble e osservazioni nell’infrarosso mostrano una scia che, in certi momenti, punta verso il Sole. Controverso e controintuitivo: la coda dovrebbe allontanarsi dal Sole, sospinta dal vento solare. Qui, invece, appare quasi capricciosa. Gli scienziati provano a spiegarla con un’emissione di particelle finissime, o con forze elettromagnetiche poco considerate nei modelli. Insomma: un rompicapo.

 

L’ombra delle ipotesi “artificiali”

Non poteva mancare, ovviamente, la teoria più discussa. L’astrofisico Avi Loeb – già noto per studi audaci su ʻOumuamua – ha avanzato l’idea che 3I/ATLAS possa essere un oggetto artificiale. Ha citato la traiettoria retrograda, la composizione metallica sbilanciata, persino possibili accelerazioni non spiegate da meccanismi noti.

Tra le “prove” ipotetiche ha indicato eventuali strutture geometriche rilevabili a risoluzioni maggiori, composti radioattivi o deviazioni anomale dalla traiettoria prevista. Ma ad oggi nessuna osservazione conferma questi indizi. E forse – anche se la tentazione narrativa è forte – non c’è davvero nulla di artificiale. Solo un oggetto estremo che esce dai parametri ai quali siamo abituati.

 

Dettagli che aggiungono dubbi, non risposte

A rendere tutto più intrigante ci sono una serie di piccoli misteri collaterali. 3I/ATLAS ha iniziato a mostrare attività già molto lontano dal Sole, fatto che suggerisce la presenza di componenti estremamente volatili. Un comportamento che ricorda vagamente 2I/Borisov, ma con un’intensità più marcata.

Durante il passaggio al perielio è diventata quasi impossibile da osservare dai telescopi terrestri, oscurata dalla luminosità solare. Una normale limitazione tecnica, certo, ma il buio totale in quel momento cruciale ha alimentato chi ama vedere secondi fini ovunque.

E poi c’è la direzione d’arrivo: dal sud galattico. Strano, perché la maggior parte degli oggetti interstellari intercettati finora proviene dall’apice solare settentrionale, dove il moto del Sistema solare aumenta la probabilità di incontro. Un’anomalia candidata, forse, a rivelarci nuove dinamiche sui flussi di detriti interstellari.

Infine, lo spettro: povero di segnali chiari, quasi opaco. Una sorta di firma fantasma, difficile da decifrare.

 

Un enigma che rimarrà tale?

Dopo mesi di osservazioni, 3I/ATLAS rimane un oggetto ribelle, complesso, imprevedibile. Ogni suo dettaglio sembra contraddire una regola, ogni indizio sembra aprire una pista senza chiuderne un’altra. Non c’è una conclusione univoca, né potrebbe esserci. Forse, tra anni, riprendendo questi dati, capiremo che cosa rendeva così insolito questo visitatore. Oppure resterà un mistero, uno di quelli che il cielo concede raramente e che, proprio per questo, vale la pena inseguire.

  (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: 3i/atlasavi loebcometa interstellarecomposizione cometariajames webboggetto interstellaretraiettoria iperbolica
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