(TEMPOITALIA.IT) Il Nord America sta vivendo l’ennesima invasione artica di questo dicembre. Temperature da brivido, venti taglienti che scendono dal Canada come lame di ghiaccio. Eppure qui in Europa, mentre scriviamo, le temperature restano stranamente miti. Come mai? La risposta sta nella geografia, certo, ma anche in qualcosa di più complesso.
Partiamo dalle basi. Il comparto nordamericano – così lo chiamano i meteorologi – è completamente esposto alle correnti gelide artiche. Non ci sono mari tiepidi a fare da cuscinetto, anzi. L’aria fredda che scende dalla banchisa polare attraversa le immense pianure canadesi raffreddandosi ulteriormente. È un processo brutale nella sua semplicità: il Canada diventa letteralmente un freezer naturale che abbassa di oltre 10°C le temperature già gelide provenienti dall’Artico.
A 1500 metri di quota, sopra le nostre teste insomma, le temperature nordamericane sono persino più basse di quelle siberiane. Curioso, no? In Siberia il freddo nasce dall’inversione termica – aria fredda intrappolata al suolo dalle alte pressioni semipermanenti che dominano tutto l’inverno. Ma in Canada è diversa: lì il tempo è dinamico, tempeste di neve si alternano a schiarite cristalline, e il Vortice Polare Troposferico entra con tutta la sua forza devastante.
Le Montagne Rocciose fanno il resto del lavoro. Come una gigantesca barriera naturale, deviano verso est e sud-est i venti artici che corrono velocissimi verso le pianure meridionali. Quest’anno a novembre abbiamo visto temperature sotto lo zero persino nel Golfo del Messico – pensate, una zona che si trova a latitudini subtropicali!
E noi europei? Noi ce la caviamo, almeno per ora. Le stesse correnti artiche che massacrano il Nord America, quando arrivano da noi passano sopra l’Oceano Atlantico. L’acqua del mare, sempre sopra gli 0°C e riscaldata dalla Corrente del Golfo, mitiga tutto. Il vento da nord-ovest che gela Chicago porta da noi solo aria fresca oceanica. Per avere il vero freddo, quello che spacca le ossa, ci servono i venti da nord puro – quelli che attraversano la Scandinavia gelata – oppure quelli che arrivano dalle pianure dell’entroterra russo, dalla penisola di Kola nel Mar Glaciale Artico, dove d’inverno si forma il pack.
Ma qui viene il punto dolente. Il gelo europeo negli ultimi anni è praticamente sparito. Colpa di quelle configurazioni atmosferiche che un tempo traghettavano il freddo verso sud e che ora sembrano essersi inceppate. Mostruose alte pressioni di blocco deviano il freddo altrove, spesso oltre gli Urali o verso il Mar Nero. L’Italia e il Mediterraneo centrale hanno visto drasticamente diminuire le avvezioni fredde antizonali – quelle discese gelide che una volta caratterizzavano i nostri inverni.
Eppure, diciamolo, il Cambiamento Climatico non colpisce solo noi. Quest’anno il Sud America ha visto la neve a Buenos Aires, il gelo fino agli altopiani meridionali del Brasile, le pianure interne dell’Uruguay con laghetti e corsi d’acqua congelati. Nella Terra del Fuoco, tra Argentina e Cile, si è formato addirittura del ghiaccio marino – evento rarissimo. Neve a bassa quota in Australia, in Sud Africa. E questi territori non hanno masse continentali gelate sul percorso del freddo, come il Canada o la Siberia.
Sono segnali che fanno riflettere. Il Riscaldamento Globale che ha alterato gli inverni europei potrebbe essere influenzato anche dalle fluttuazioni naturali del clima. E a queste potrebbero alternarsi, prima o poi, serie di inverni decisamente meno miti. Non dimentichiamo che a settembre 2024 abbiamo avuto un’invasione di aria siberiana senza Stratwarming, e a fine novembre un mix di aria artico-marittima e polare che ha sorpreso tutti.
C’è una distinzione fondamentale che dobbiamo fare – e qui sta il nocciolo della questione. Da una parte abbiamo il Cambiamento Climatico, accelerato dalle attività umane. Dall’altra le Fluttuazioni del Clima, quelle oscillazioni naturali che possono durare anni, decenni, prima di invertirsi. La storia ce lo insegna: sono state le fluttuazioni a creare la Piccola Era Glaciale, il Periodo Caldo Medievale. Fenomeni di lungo termine che non avevano nulla a che fare con l’industrializzazione o le emissioni di CO2.
Oggi viviamo entrambe le cose contemporaneamente. Il riscaldamento di fondo c’è, inequivocabile. Ma sopra questo trend si sovrappongono le oscillazioni naturali, che possono temporaneamente mascherare o amplificare gli effetti del cambiamento climatico antropogenico. È come avere due onde che si muovono insieme: a volte si sommano, a volte si annullano parzialmente.
La variabilità interna del sistema climatico mediterraneo, in particolare, gioca brutti scherzi. Quello che succede nel nostro “cortile di casa” può essere molto diverso dal contesto globale. Le configurazioni bariche che determinano se avremo un inverno freddo o mite dipendono da fattori locali e regionali che solo in parte risentono del quadro planetario.
L’assenza di grandi ondate di gelo in Europa negli ultimi anni non significa che il freddo sia scomparso dal pianeta. Si è semplicemente spostato, concentrato altrove. Il Vortice Polare – quella massa di aria gelida che staziona sopra l’Artico – è ancora lì, potente come sempre. Ma le sue incursioni seguono percorsi diversi, privilegiando alcune aree e risparmiandone altre.
La domanda che tutti si fanno è: tornerà il grande freddo in Europa? La risposta breve è sì, prima o poi tornerà. Le fluttuazioni climatiche sono cicliche per natura. Ma quando? Questo nessuno può dirlo con certezza. I modelli climatici ci dicono che nel lungo periodo prevarrà il riscaldamento, ma nel breve-medio termine tutto è possibile. Un inverno, due, cinque anni di inverni freddi sono perfettamente compatibili con un trend di riscaldamento secolare.
Intanto il Nord America continua a congelare sotto le sferzate artiche, mentre noi europei guardiamo con un misto di sollievo e preoccupazione. Sollievo per le bollette del riscaldamento più leggere, preoccupazione per quello che questo squilibrio termico planetario potrebbe significare. Perché quando il sistema climatico accumula troppa energia da una parte, prima o poi deve rilasciarla da qualche altra parte. E la storia ci insegna che questi rilasci possono essere spettacolari.
In fondo, il clima è come un giocatore di dadi carico di energia. A volte i dadi cadono sempre sullo stesso numero – inverni miti in Europa, gelo in America. Ma prima o poi la sequenza si rompe. E quando succede, è meglio avere l’abbigliamento pesante a portata di mano. Perché il freddo vero, quello che i nostri nonni ricordano, non è scomparso. Sta solo aspettando il suo momento per tornare a bussare alle nostre porte.
Credit: NOAA Climate Prediction Center, ECMWF, Journal of Climate – American Meteorological Society, Nature Climate Change (TEMPOITALIA.IT)












