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Neve fitta in Val Padana: il primo segnale d’Inverno vero. Resto d’Italia pronto a seguirla

Federico De Michelis di Federico De Michelis
03 Dic 2025 - 19:26
in A Scelta della Redazione, Ad Premiere, Meteo News, Zoom
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Neve in pianura, quando può arrivare davvero.

Indici favorevoli: perché quest’inverno fa parlare di sé

(TEMPOITALIA.IT) La domanda gira ovunque: ma quando arriveranno le nevicate in pianura?
Domanda legittima, perché quest’anno gli indici di comportamento del clima sono, diciamolo, piuttosto interessanti. In alcuni casi addirittura estremamente favorevoli a fasi di freddo e neve.

Uno dei protagonisti è La Niña. Secondo i dati della NOAA, con una recente pubblicazione a confermarlo, gli inverni contraddistinti da un evento di La Niña tendono a essere più freddi rispetto alla media in Europa, un po’ meno in Italia, ma anche in Nord America.
Non è un dettaglio da poco, perché siamo proprio in una fase di La Niña, e questo mette già un tassello sul tavolo.

Altro elemento chiave: il Vortice Polare. Quest’anno si presenta debole, e continua a esserlo. È naturale che, andando avanti con la stagione, provi a rinforzarsi – non può restare sempre allo stesso livello – ma il comportamento fin dalla fine di agosto è stato particolare: più volte è andato in crisi, indebolendosi rapidamente.

Quando il Vortice Polare si indebolisce, il sistema in alta quota comincia a “ondularsi”: le correnti principali, il Jet Stream, non scorrono più lisce da ovest verso est, ma disegnano grandi onde. E in queste onde troviamo le discese di aria fredda verso sud e le risalite di aria calda verso nord.

Le discese di aria fredda possono durare anche diversi giorni. Le risalite di aria calda, invece, sono spesso più appariscenti, perché si innestano su un contesto di temperature globali già più alte rispetto al passato. Per farla breve: il caldo si nota di più, ma il freddo continua ad avere il suo spazio, solo che appare “meno naturale” in un clima che è cambiato.

 

Jet Stream, aria fredda e zero termico: perché nevica anche con quota neve “alta”

Questo Jet Stream così ondulato non porta solo freddo secco. A volte flussi di aria marittima, interagendo con aria più fredda, innescano aree di maltempo molto intense e abbassano bruscamente lo zero termico.

L’abbiamo visto di recente con l’ondata di freddo di fine novembre. Sulla carta, le termiche in quota non erano così eccezionalmente basse, eppure in Sardegna ci sono state nevicate a quote sorprendentemente ridotte: anche sotto i 500 metri, con fiocchi che hanno imbiancato il terreno per qualche ora attorno ai 300 metri nella parte interna dell’isola.

Tradotto: non serve sempre un gelo estremo in quota perché la neve scenda a bassa quota. Conta la combinazione tra aria fredda, umidità e posizione dello zero termico, non solo la “famosa” temperatura a 1500 metri.

Gli effetti delle discese di aria fredda sono ancora più eclatanti in Nord America, dove l’orografia gioca a favore del gelo. L’aria fredda scivola sull’ormai innevato Canada e poi piomba sugli Stati Uniti fino a raggiungere il Golfo del Messico. A metà novembre, ad esempio, un’ondata di freddo ha portato le temperature a circa 0°C in zone che pochi giorni prima avevano 25°C.
Questa è, in pratica, l’efficacia del Vortice Polare quando decide di spingere sul serio.

Da noi, in Italia, se ne parla meno, ma il Vortice Polare conta eccome. In Nord Europa lo sanno benissimo; noi tendiamo a sottovalutarlo, salvo poi accorgerci dei suoi effetti quando il freddo arriva davvero.

 

Ondata di freddo non significa inverno glaciale

Fin qui sembrano tutte “buone notizie” per chi ama il gelo. Ma attenzione a non fare confusione.

Gli indici favorevoli che stiamo citando descrivono una maggiore probabilità di ondate di freddo durante la stagione invernale. Non stanno dicendo che avremo un inverno rigidissimo in stile Piccola Era Glaciale, con tre mesi di gelo continuo. Quello no.

Qui si parla di eventi di freddo insolito, che possono durare alcuni giorni, talvolta ripetersi, e occasionalmente spingersi verso intensità davvero notevoli, ma pur sempre episodiche. L’Europa funziona così: lunghi periodi stabili di gelo continuo sono rari, mentre sono frequenti le alternanze tra fasi miti e fasi fredde.

Quando le correnti arrivano da certe aree continentali, però, la faccenda cambia volto.
Un’irruzione di aria fredda di origine artica che passa sulla Scandinavia è in genere molto più fredda di quella che arriva smussata dall’Atlantico. È più produttiva in termini di gelo, spesso porta un abbassamento deciso delle temperature, ma non sempre significa grandi nevicate al Nord.

Paradossalmente, molte di queste irruzioni artiche portano neve soprattutto sul resto della penisola italiana e sulle isole, più che sulla Pianura Padana. Episodi del passato – come la fine di gennaio 1999, con neve persino su Palermo – dimostrano che questi flussi sono molto efficaci.

Va però ricordato che quell’episodio avvenne a fine gennaio, periodo statisticamente molto favorevole. Oggi, invece, siamo agli albori dell’inverno: non possiamo realisticamente aspettarci l’evento epocale prima dell’Immacolata. Siamo allo “sbocciare” della stagione, i grandi colpi di scena arrivano spesso dopo.

 

Stratwarming: quando la stratosfera decide le peggiori ondate di gelo

C’è poi un fenomeno che affascina molto i meteorologi: il riscaldamento della stratosfera, il famoso Stratwarming.

Lo Stratwarming si presenta ogni pochi anni con grande intensità; in altre occasioni compare in versione “ridotta” più volte nel corso della stagione. Quando la sua intensità è modesta, non riesce a influenzare seriamente la troposfera, cioè lo strato basso dove si sviluppano i fenomeni che ci interessano ogni giorno. In questi casi, le correnti generali restano grosso modo le stesse: niente grossi sconvolgimenti, niente vento siberiano diretto.

Quando però lo Stratwarming è molto intenso, la musica cambia. Il riscaldamento può alterare i venti in alta quota, indebolire o spezzare il Vortice Polare, e spingere masse d’aria gelida dalla Siberia direttamente verso l’Europa. È in questi contesti che si formano le grandi ondate di gelo: quelle del 2012, del 2018, del 2017, e andando indietro nel tempo molti altri episodi.

Quest’anno, gli ingredienti di base ci sono: la struttura del Vortice Polare e alcuni indici rendono possibile la nascita di uno Stratwarming forte. Ma c’è un dettaglio fondamentale: questi eventi non sono prevedibili con mesi di anticipo.

Ad oggi, per i prossimi 15 giorni, non si intravedono segnali di uno Stratwarming abbastanza potente da spostare in massa l’aria gelida siberiana verso l’Europa. Questo però non blocca il freddo: le masse d’aria siberiane possono comunque arrivare senza il “grande regista” stratosferico.

È già successo, ed è successo fuori stagione. A settembre 2024 abbiamo avuto una corrente dalla Siberia, ma in quel periodo l’Artico russo non era particolarmente freddo. Molto più significativa, invece, l’irruzione di fine settembre 2025, quando la Siberia era molto più fredda della norma: sui Balcani le temperature scesero ben oltre 10°C sotto la media, in qualche zona anche 15°C in meno, con nevicate in pianura… a settembre.

Questo per dire che non serve sempre lo Stratwarming per far arrivare il freddo.

 

Sinottica favorevole, Siberia gelida, possibile cuscinetto più freddo di altri anni in Val Padana

Il segreto, alla fine, è uno solo: la situazione sinottica.
La sinottica non è altro che il modo in cui si dispongono alte e basse pressioni, e quindi i flussi d’aria che ne derivano. Se la configurazione è giusta, una massa d’aria molto fredda può scendere da est-nord-est direttamente dalle regioni siberiane verso l’Europa centrale e poi verso l’Italia.

La pianura sarmatica (quella che comprende una parte della Siberia occidentale) comincia a raffreddarsi seriamente da dicembre in poi. Già a fine mese, a ovest degli Urali, verso la zona di Mosca, si possono avere temperature sotto i -20°C. Se in quel momento la sinottica apre il corridoio giusto, quell’aria gelida può arrivare fino a noi.

Non parliamo per forza di eventi storici come il 1956 o il 1985, ma di episodi comunque rilevanti, capaci di costruire un cuscinetto di aria fredda in Val Padana. E quando il cuscinetto è ben formato, basta una perturbazione atlantica dalla Francia per scatenare nevicate fittissime fino in pianura.

Ecco perché, con tutto questo insieme di fattori – La Niña, Vortice Polare debole, Jet Stream ondulato, possibili afflussi siberiani anche senza Stratwarming – è del tutto plausibile attendersi nevicate in pianura, a partire dal Nord e poi, a seguire, altrove.

Plausibile, però. Non certo.

 

Quando è più probabile la neve in pianura

Arriviamo alla domanda iniziale: ma quando, più o meno, potrebbe arrivare la neve in pianura?

Tenendo conto della climatologia, al netto dei cambiamenti climatici, il periodo statisticamente più favorevole per le nevicate in pianura al Nord Italia resta quello dopo Natale, tra fine dicembre e gennaio. È lì che tutti questi ingredienti – freddo in accumulo a nord-est, sinottica, presenza di perturbazioni – tendono a combinarsi con più facilità.

Già nelle prossime settimane, probabilmente entro dicembre, non si può escludere qualche episodio di neve fino in pianura sulle regioni settentrionali. Ma parlare oggi di un singolo evento preciso sarebbe semplicemente inventarsi una previsione.

Quello che stiamo facendo, infatti, non è una previsione meteo in senso stretto. È un discorso di climatologia e di probabilità: diciamo quali porte sono aperte e quali sono semichiuse, non se e quando qualcuno le attraverserà.

Per avere un’idea più concreta, servirà che i modelli matematici inizino a mostrare scenari coerenti e ripetuti: solo allora si potrà parlare di linee di tendenza più serie, quelle che normalmente non vanno oltre una decina di giorni, e di previsioni operative fino a 4-5 giorni con un buon grado di affidabilità.

Per ora sappiamo questo:
le condizioni di fondo sono favorevoli alle ondate di freddo, non ancora tali da garantirci un grande evento, ma abbastanza da tenere alta l’attenzione. E, per chi ama la neve in pianura, questo non è affatto poco.

 

Fonti climatologiche e dati di riferimento: ECMWF, NOAA, Copernicus Climate Change Service (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: jet stream ondulatoLa Ninaneve val padanaondate di freddoStratwarmingvortice polare debole
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Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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