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L’alta atmosfera rimescola le carte: lo Stratwarming complica il meteo di Febbraio

Luca Martini di Luca Martini
27 Gen 2026 - 15:30
in A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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Si profilano novità di grande rilievo per quanto riguarda le proiezioni meteorologiche del mese di Febbraio. I modelli matematici specializzati nello studio dei piani alti dell’atmosfera stanno segnalando un progressivo aumento delle probabilità di un fenomeno noto come Stratwarming, ovvero un riscaldamento improvviso della stratosfera che, nella sua forma più intensa, viene definito Major Stratospheric Warming. Questi segnali iniziano a comparire con una certa coerenza anche nelle simulazioni che riguardano l’assetto del Vortice Polare, suggerendo una possibile svolta nel corso delle prossime settimane.

 

Indebolimento dei venti d’alta quota e segnali dal vortice polare

Analizzando i dati tecnici più recenti, la media del vento zonale alla quota di 10 hPa, ovvero a circa 25 o 30 chilometri di altitudine, mostra una tendenza inequivocabile verso un rallentamento. Questo indebitamento della circolazione potrebbe sfociare in una vera e propria inversione dei venti proprio in coincidenza con l’avvio di Febbraio. Quando il flusso occidentale in stratosfera perde vigore in maniera così netta, la struttura del Vortice Polare diventa vulnerabile, rischiando un allungamento eccessivo o, nei casi più estremi, una rottura definita in gergo tecnico split. Una simile dinamica aumenterebbe sensibilmente le possibilità di vedere colate di aria gelida verso l’Europa, anche se occorre procedere con cautela prima di trarre conclusioni definitive.

 

Dall’analisi meteorologica alla realtà dei fatti

Nonostante l’interesse suscitato da queste analisi, è fondamentale evitare facili entusiasmi o analisi affrettate. La semplice comparsa di un riscaldamento nelle proiezioni a lungo termine non garantisce che si verifichi un evento di portata storica. Per una conferma ufficiale è necessaria un’inversione netta e duratura dei venti zonali, mentre al momento disponiamo di elaborazioni basate sulle medie modellistiche. La situazione resta dunque in una fase di monitoraggio stretto, in attesa che i prossimi aggiornamenti consolidino o smentiscano questa tendenza verso uno split in sede polare attorno alla prima decade di Febbraio.

 

Il legame tra stratosfera e suolo

Un punto cruciale, spesso trascurato, riguarda l’effettivo impatto che un evento stratosferico può avere sulla vita quotidiana. Bisogna infatti sfatare il mito secondo cui uno Stratwarming porti automaticamente gelo e neve in Italia. Anche se il riscaldamento dovesse concretizzarsi, il segnale deve essere in grado di propagarsi verso il basso, influenzando la troposfera, ovvero lo strato d’aria dove si verificano i fenomeni meteo.

In secondo luogo, la riorganizzazione delle correnti deve essere tale da dirigere le masse d’aria gelida proprio verso il Mediterraneo e non verso altri settori dell’emisfero. Si tratta di due passaggi atmosferici estremamente complessi e tutt’altro che scontati. Qualora queste condizioni si allineassero, l’Italia potrebbe effettivamente trovarsi sulla traiettoria di una massa d’aria artica o siberiana, ma per ora restiamo nel campo delle ipotesi scientifiche che necessitano di ulteriori conferme.

 

Credit: National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), Deutscher Wetterdienst (DWD), Met Office UK.

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Tags: gelo europameteo Italiaprevisioni invernaliriscaldamento stratosfericosplit polarestratosfera 2026stratwarming febbraiovortice polare
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Luca Martini

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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