Vivere a Milano nell’estate 2026: minime oltre i 25°C e notti senza tregua

Una stazione meteo tra i palazzi di Milano

Come è vivere a Milano durante questa stagione 2026? Non abbiamo considerato le stazioni meteorologiche ufficiali, quelle riconosciute dalla WMO, cioè quelle installate all’interno di una capannina collocata magari su un terreno pareggiato: abbiamo preso in esame una nostra stazione meteorologica posizionata tra i palazzi di città, nei pressi di un’area abbastanza centrale di Corso Buenos Aires. Analisi meteo condotta da TempoItalia.it e MeteoGiornale.it.

Il termometro si trova all’interno di uno schermo solare, quindi non ha contatto diretto con i raggi del sole di rifrazione; tra le altre cose è una temperatura misurata all’ombra, a 20 metri sopra un giardino in parte alberato, con esposizione a nord. Abbiamo sostanzialmente attenuato del tutto quella che poteva essere l’influenza dell’irraggiamento solare, compreso quello di riflesso.

Questa temperatura è molto importante perché, a differenza di quella rilevata dalle stazioni meteo dei vari enti che a Milano dispongono di centraline diramate nell’area urbana, qui facciamo riferimento a una stazione meteorologica in ombra tra i condomini, tra le altre cose in un’area abbastanza ampia e non stretta tra edifici che si soffocano l’un l’altro. E che cosa viene fuori? Emerge una situazione termica ben più che tropicale, dove oltre a tassi di umidità costantemente elevati – non elevatissimi, in questo 2026 bisogna dire che abbiamo visto di peggio nel 2025 – ma a differenza del 2025 e di altre annate abbiamo rilevato temperature minime estremamente superiori a quello che poteva essere un valore concepibile. Spesso registriamo minime addirittura superiori ai 25°C. Questo schema termico, tra le altre cose, è associato a valori diurni elevatissimi, generalmente superiori a 35°C, con picchi fino quasi a 39°C.

Le stazioni meteorologiche ufficiali urbane hanno misurato, ad esempio quelle di ARPA Lombardia, anche 40°C in piazza Zavattari; ma nel nostro quartiere il picco massimo di temperatura misurato da stazioni che potremmo definire ufficiali è stato di 38,5°C. Tutto sommato i nostri valori non si allontanano moltissimo da quelli ufficiali, anzi, sono molto simili. Ciò che invece cambia di poco è la temperatura minima, ancor più elevata, e questo causa disagi altissimi soprattutto in coloro che purtroppo non dispongono di un climatizzatore per dormire.

Dormire in città a Milano durante questa estate 2026 è una vera e propria impresa, come racconta bene il fenomeno delle notti tropicali urbane che abbiamo affrontato.

I grafici della stazione: medie mensili in salita e minime che non scendono

I dati registrati dalla nostra centraline in centro città – lo ricordiamo, all’ombra, con la temperatura che si può ottenere se si aprono le finestre per un ricambio d’aria, quindi una condizione realistica della vita quotidiana – raccontano una progressione impressionante.

Nel periodo compreso tra il 21 maggio e il 20 giugno la temperatura media è stata di 26,0°C, con una massima assoluta di 36,7°C e una minima assoluta di 15,2°C. Già un valore alto, ma con un’escursione ancora “normale”, tipica della tarda primavera. Il picco di 36,7°C presenta già un’anomalia termica.

Nel mese di luglio, dal giorno 1 al giorno 31, la media è salita a 29,4°C, con massima assoluta di 38,5°C e minima assoluta di 21,1°C. Ed è proprio qui che il dato diventa significativo: in tutto il mese la temperatura non è mai scesa sotto i 21,1°C. Nemmeno una volta. Trentuno notti tropicali su trentuno.

Nell’ultimo periodo analizzato, dal 17 luglio al 16 agosto, la media è ulteriormente salita a 30,3°C, ovvero, quella che dovrebbe essere la temperatura massima di Milano Linate è stata la media delle 24 ore, un dato impressionante. La temperatura massima assoluta di 38,9°C e – il valore che colpisce di più – una minima assoluta di 22,8°C. Significa che nell’arco di trenta giorni il termometro non ha mai toccato i 23°C nemmeno nell’ora più fresca dell’alba.

Tra il periodo tardo primaverile e la fase centrale dell’estate la media è cresciuta di 4,3°C, ma il salto vero è quello delle minime: 7,6°C di differenza tra la minima assoluta di giugno e quella dell’ultimo mese. La massima assoluta, invece, è aumentata di appena 2,2°C. È la conferma numerica di ciò che si percepisce sulla pelle: non è tanto il picco diurno a essere cambiato, quanto la totale assenza di raffreddamento notturno. Il grafico mostra oscillazioni giornaliere sempre più compresse verso l’alto, con l’onda termica che dalla fine di luglio si stabilizza in una fascia che raramente scende sotto i 27-28°C nelle ore notturne, e con la fase più intensa concentrata attorno al 6 agosto, quando anche a metà mattinata si superavano già i 32°C. Non a caso, in questi giorni si sono registrate notti super tropicali fino a 28°C in diverse località.

 

Perché Milano e non Roma

Abbiamo scelto Milano a differenza di altre città italiane, come per esempio Roma. Avremmo potuto scegliere Bologna, che presenta una situazione abbastanza simile a quella di Milano, come anche Torino (graziata questa da diversi temporali), ma noi ci troviamo a Milano.

La Pianura Padana patisce il fatto di essere circondata dall’Arco Alpino e Appennino, quindi c’è una scarsissima ventilazione e un ricambio d’aria pressoché assente. In tutto questo periodo sono stati scarsissimi gli impulsi di aria instabile con temporali sulla pianura.

Le cose sono andate diversamente se ci spostiamo in altre aree italiane. A Roma, ad esempio, c’è la possibilità di avere una tenue ventilazione, che però si attenua sensibilmente attorno ai palazzi. Va detto che al di fuori della cerchia urbana milanese, soprattutto verso sud, si registrano valori igrometrici molto superiori a quelli cittadini: addirittura in Lomellina, che è un’area a sud-ovest di Milano, si rilevano tassi di umidità da sud-est asiatico, con punti di rugiada che abbiamo osservato attraverso centraline ubicate in campagna anche di 28°C. Una situazione praticamente assurda, ma non nuova bisogna dire: lì sia i corsi d’acqua presenti sia soprattutto il ristagno dell’aria favoriscono questo incremento abnorme di umidità, tra le altre cose anche con temperature veramente impossibili durante il giorno. Parliamo di valori che spesso da quelle parti hanno toccato 38-40°C, con indici di calore elevatissimi.

 

Asfalto a 60°C e indici di calore oltre i 45°C

Ma tornando su Milano, l’altro problema del capoluogo lombardo è ovviamente il fatto di essere un’area urbana che, come tutte le aree urbane, riflette il calore e lo rilascia nelle ore notturne. Anche di giorno però la situazione non è migliore: camminare al sole con l’asfalto ardente è un’impresa, si percepiscono temperature che superano i 50°C perché il manto stradale e i marciapiedi milanesi che sono in prevalenza in catrame, si ottengono valori che alcuni Istituti milanesi hanno misurato sino a 60°C. È come camminare su una piastra elettrica, tra le altre cose sotto un sole cocente, con l’aria caldissima superiore a 35°C ma con un indice di calore che supera anche i 40°C. Va detto che a Milano abbiamo avuto indici di calore anche superiori ai 45°C, con l’isola di calore urbana che amplifica ogni disagio.

Sostanzialmente questa è un’estate terrificante, un’estate che, se dovesse ripetersi negli anni del futuro, impone una riorganizzazione urbana: non la costruzione, come vediamo, di grattacieli di vetro che accumulano calore, ma un ripensamento capace di garantire un respingimento dei raggi solari, soprattutto nei tre mesi della stagione estiva, quando le temperature sono altissime. Il tema è tanto più delicato se si considera come il calore resti intrappolato nelle abitazioni fino a notte fonda. Poi, ovviamente serve il verde, ma con piante che resistano alla calura estiva, anche alle annate di siccità estrema, oltrettutto anche al vento di raffica dei temporali.

La vegetazione ideale è ormai quella mediterranea. Ne parlano vari agronomi, ma se si continuano a piantare alberi che poi muiono, come sta succedendo questa estate per il caldo e l’assenza di pioggia, non risolveremo mai il problema della calura estrema milanese.

 

Perché fa così caldo, c’è un motivo noto in ambiente scientifico

Ed è ancora vero che a Milano, durante la stagione invernale, così come in tutta la Pianura Padana, fa freddo; ma è un freddo diverso rispetto a venti o trent’anni fa, quando si verificavano ricorrenti nevicate e gelate notturne molto importanti. Tra le altre cose anche nei vari centri urbani, non solo a Milano ovviamente – parliamo di Milano, Torino eccetera – il gelo raggiungeva le città. Ora le gelate notturne all’interno dell’area urbana sono rarissime: tracce di brina si trovano a volte nei parchi, cioè in aree aperte, ma in città è ormai difficilissimo trovare le auto coperte di ghiaccio al mattino durante l’inverno. La neve è sparita: non nevica più, o quasi più.

Ci stiamo tropicalizzando, si dice. In effetti è vero: c’è una configurazione atmosferica su ampia scala, chiamata Cella di Hadley, che riversa più verso nord l’aria calda, cioè la spinge verso il suolo riscaldandola e generando queste aree di alta pressione che possiamo davvero definire infrangibili, dove è difficilissimo che riesca a giungere aria umida da nord e a scatenare temporali. Temporali che, quando arrivano, possono divenire anche di forte intensità: abbiamo visto violente grandinate, purtroppo, associate a quei pochi rovesci che si sono verificati nella Pianura Padana. Parliamo di fenomeni in alcuni casi devastanti, non solo in Lombardia: temporali che hanno danneggiato e distrutto campi agricoli e colture, e poi raffiche di vento fortissime che, come percezione, hanno avuto delle similitudini addirittura con trombe d’aria. Fenomeni che si sono verificati anche qualche giorno fa in alcune aree, in un contesto in cui i temporali diventano sempre più cattivi per colpa del caldo.

 

Verso il refrigerio: un sollievo relativo

Ora ci stiamo accingendo verso una fase che potrebbe essere definita di refrigerio. Attenzione però: questo refrigerio porterà le temperature, soprattutto nella prima fase, su valori più accettabili, non verso le medie stagionali. In questo periodo dell’anno a Milano – faccio un esempio – il valore medio massimo è di circa 27°C: è un dato di Milano Linate, un valore trentennale già aumentato rispetto al passato perché comunque è intervenuto il Cambiamento Climatico.

E quei 27°C sono quelli del centro città di queste giornate per la temperatura minima che si sta registrando costantemente. Avremo quindi, a livello di sensazione, un fortissimo impatto con queste nuove masse d’aria, perché poi con i temporali che ci saranno a macchia di leopardo – non vere e proprie perturbazioni – avremo un abbassamento della temperatura sul Nord Italia. ma direi di non “cantar vittoria su questa maledetta estate” prima di essere fuori dal caldo definitivamente.

Sono previsti degli sbuffi di aria calda che si spingono dall’Africa verso nord, soprattutto verso Sardegna, Sicilia, Centro Italia e Sud Italia, e che potrebbero lambire nuovamente il Nord, quindi anche Milano e la Lombardia, determinando picchi di calura importanti. Forse non ai livelli che abbiamo avuto nella prima parte di agosto sino a questi giorni: proprio in queste ore stiamo già osservando una lievissima attenuazione della calura come picco massimo di temperatura, ma davvero molto lieve. Ci auguriamo tuttavia che i temporali possano avere una maggiore efficacia rispetto a quanto, tutto sommato, prospettano i modelli matematici, che vedono i fenomeni piuttosto intensi soprattutto sino alla Brianza e in grado di raggiungere a malapena Milano.

Il problema è che questi temporali possono condurre a locali nubifragi di una certa rilevanza e poi anche a grandinate. Le grandinate sono possibili perché il calore rilasciato dal terreno è notevolissimo e facilita lo sviluppo di nubi a fortissima estensione verticale, nubi che quindi si possono associare a chicchi di grosse dimensioni. Una grandinata con chicchi grossi si ebbe su Milano circa un mesetto fa, danneggiando migliaia di autoveicoli. Vedremo cosa succederà: si tratta comunque di una stagione che, per molti versi, rischia di superare il 2003.

 

Come interpretare davvero un bollettino meteorologico

Purtroppo questi temporali non sono facilmente prevedibili. Molto spesso vengono diramati avvisi meteorologici per il rischio di temporale imminente quasi su Milano, ma poi il temporale su Milano non arriva. C’è una ragione: qui si parla sempre e soltanto – e si dovrebbe sempre parlare – di possibilità che l’evento meteo si verifichi, non di certezza.

Sostenere che a Milano sta per arrivare un temporale è un’informazione non corretta, perché si tratta sempre e solo di previsioni: parliamo esclusivamente di probabilità che il fenomeno si manifesti.

Questo vale non solo per Milano, vale per Bologna, Torino e per tutte le città in generale. I temporali sono fenomeni meteorologici locali, difficilmente prevedibili nella loro allocazione, eccetto quando sta per transitare una linea temporalesca: soprattutto queste situazioni risultano prevedibili, tra le altre cose, a brevissimo termine, parliamo di ore e a volte anche meno.

 

Credit