Il rischio di grandine tra fine agosto e soprattutto settembre continua a essere un fenomeno atmosferico insidioso, soprattutto per le dimensioni dei chicchi. Con l’aumento della temperatura media, però, i chicchi possono raggiungere grosse dimensioni anche nei mesi autunnali, e di questo abbiamo numerose testimonianze del passato.
Attualmente siamo sotto una perturbazione atmosferica sul settore nord-occidentale italiano, che sta iniziando a coinvolgere anche parte del Nord Italia e la Toscana, ma il peggioramento deve ancora manifestarsi con tutta la sua intensità.
Vari bollettini meteo hanno avvisato del rischio di grandine e di fenomeni di una certa intensità soprattutto su un settore del Nord Italia, tra la Lombardia centro-settentrionale e il Piemonte nord-orientale. Tuttavia, a mio avviso il rischio di grandine va esteso soprattutto alle pianure, quindi alla Pianura Padana, in particolare a quella centro-orientale, dove si incontrano vari tipi di masse d’aria favorevoli alla formazione di enormi cumulonembi che sono poi alla base delle maggiori attività temporalesche.
Attualmente un flusso d’aria calda continua a interessare il Centro e il Sud Italia e, osservando da satellite, si rileva una densa coltre di polvere del Sahara a ridosso della Sardegna e del Tirreno, che interessa anche parte della Sicilia e del Sud Italia, seppur con una quantità di polveri inferiore. A generare questo fenomeno è il vento intenso proveniente dal deserto del Sahara, quale risposta alla discesa di aria fredda sulla Penisola iberica.
Tuttavia, va considerato che sulla Penisola iberica non ha fatto realmente freddo: viviamo in effetti in un contesto di clima estivo con temperature comunque diffusamente elevate, ad eccezione delle zone interessate dalle precipitazioni.
La grandine è un fenomeno che si manifesta quando ci sono contrasti termici tra masse d’aria africana e correnti oceaniche, ed è ciò che è avvenuto sulla Penisola iberica nella giornata di ieri, 27 agosto. Infatti, soprattutto sul settore centro-orientale, ci sono state numerose grandinate con chicchi di grosse dimensioni che hanno procurato parecchi danni, non solo alla vegetazione ma anche alle cose, poiché i chicchi hanno raggiunto persino gli 8-9 cm di diametro.
Qualcosa del genere per ora è difficile che accada in Italia, a meno che le temperature non rimangano elevate all’arrivo della perturbazione sul settore nord-orientale, in particolare sulle pianure emiliano-romagnole e fino al basso Veneto, che negli ultimi mesi hanno visto diverse grandinate con chicchi molto grossi. Sembra essere più limitato il rischio di grandinate di grosse dimensioni in Lombardia, dove invece potrebbero cadere chicchi di medie o piccole dimensioni, ma con grandinate abbondanti, sempre però con fenomeni isolati.
Un’altra area a rischio grandine è la Toscana settentrionale, durante il transito della serie di temporali che si verificherà a partire da questa notte e che poi si propagherà verso l’Emilia-Romagna. Ovviamente si tratta di previsioni meteo che stimano la possibilità che eventi simili si possano verificare, senza alcuna certezza. L’unica certezza è data dai fenomeni che si sono già verificati sia sulla Penisola iberica, soprattutto nel settore orientale, sia in Francia, dove ci sono state parecchie grandinate con chicchi di grosse dimensioni.
Ovviamente questo rappresenta una sorta di avviso: fenomeni meteo analoghi possono verificarsi anche in alcune aree italiane, se dovesse crearsi tutta una serie di condizioni atmosferiche favorevoli. Come evidenziato in diversi studi, la Val Padana rappresenta un’area particolarmente esposta al rischio di supercelle temporalesche e temporali violenti durante i mesi estivi e di transizione stagionale.
Credit: National Severe Storms Laboratory (NSSL-NOAA), Storm Prediction Center (NOAA), National Weather Service, European Severe Storms Laboratory (ESSL), European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), Copernicus Climate Change Service, Ludwig-Maximilians University Munich, Adam Mickiewicz University, Freie Universität Berlin.
