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Bolle gelide dall’Artico verso il Mediterraneo a Dicembre: neve diffusa in varie regioni

Federico De Michelis di Federico De Michelis
15 Nov 2025 - 17:45
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News, Zoom
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Inverno 2025 2026, ritorno della neve in Italia?

(TEMPOITALIA.IT) Quest’inverno 2025 2026 potrebbe essere davvero, ma davvero, l’anno della neve. Il momento del ritorno in grande stile della neve in Italia e in buona parte dell’Europa. Non è una profezia, non è il “ve l’avevo detto” scritto col senno di poi. È un ragionamento basato su ciò che sta succedendo al Vortice Polare e su come potrebbe reagire l’atmosfera nelle prossime settimane.

Già questo, se ci pensiamo, è insolito: siamo ancora nel mese di Novembre, quindi in pieno autunno, e stiamo parlando di freddo, neve, Vortice Polare, possibili ondate di gelo. Negli ultimi anni questi discorsi arrivavano più tardi, tra fine Dicembre, Gennaio e buona parte di Febbraio, cioè nel cuore dell’inverno. Stavolta no. Stavolta lo scenario è diverso. Molto diverso. E soprattutto diversissimo rispetto a quello che abbiamo visto tra 2024 e 2025.

 

Cosa è cambiato rispetto all’inverno scorso

Vale la pena ricordarlo, perché la memoria, in meteorologia, è corta. Alla fine di Novembre 2024 arrivò una forte intrusione di aria fredda artica collegata a una robusta perturbazione. Portò grandi nevicate sull’Europa centrale, imbiancò le Isole Britanniche – città come Londra e Parigi videro fiocchi e accumuli importanti – e scaricò tantissima neve sulla Svizzera, con fenomeni davvero notevoli.

In Italia, però, la neve alle basse quote praticamente non arrivò. Una spolverata, poco più. Il flusso da nord venne “disturbato” nella sua umidità dalle Alpi, e sul versante padano si attivò rapidamente il favonio, quel vento di caduta, adiabatico, caldo e secco, che arriva dalle valli alpine. Qualche fiocco a Milano, sì, giusto per illudersi. Poi basta.

Durante il resto dell’inverno non si vide nulla di paragonabile. Le nevicate sulle Alpi arrivarono tardi, spesso deboli. La stagione invernale 2024 2025 per l’arco alpino fu decisamente povera di neve. Sull’Appennino andò anche peggio: poche nevicate abbondanti, eventi non duraturi, un inverno molto mite. Quasi “sprecato” per chi ama la neve.

Quest’anno, invece, il copione sembra un altro.

 

Un Vortice Polare debole e una stratosfera in movimento

Il punto chiave è lui: il Vortice Polare. In queste settimane risulta già indebolito e, secondo le elaborazioni disponibili, è previsto ulteriormente debole anche nei prossimi giorni. Non è un dettaglio. Un Vortice Polare forte e compatto tiene il freddo “chiuso” alle alte latitudini. Uno debole, o disturbato, consente al gelo di scendere verso sud e di farlo anche in modo brusco.

A complicare – e rendere interessante – la situazione c’è un possibile forte riscaldamento stratosferico (il famoso Stratwarming) attorno al 18-20 Novembre. Parliamo di ciò che può succedere nella stratosfera, più o meno a 30 chilometri di quota. Quando in quella fascia dell’atmosfera si verifica un riscaldamento anomalo e intenso, l’equilibrio del Vortice Polare può rompersi o allungarsi verso determinate aree, accentuando gli scambi di masse d’aria lungo i meridiani.

Tradotto: cambiano le correnti in quota, cambiano le onde planetarie, cambia il modo in cui si dispongono alte e basse pressioni. Un forte riscaldamento stratosferico così precoce, su un Vortice Polare già debole, teoricamente favorirebbe:

  • la formazione di una robusta area di alta pressione tra Scandinavia, Islanda e Groenlandia
  • l’espansione verso ovest dell’alta pressione siberiana
  • la spinta di aria gelida continentale diretta verso l’Europa

Lo schema, se si innescasse per davvero, ricorderebbe alcuni eventi storici: 1985, 2012, con richiami anche al 1996, 2017 e 2018. Ma con una differenza non da poco: oggi la Siberia è già molto più fredda del normale, con valori che si aggirano su circa 15°C sotto la media, come se fossimo a metà Dicembre invece che a metà Novembre.

 

 

Tempi di risposta: quando potrebbero arrivare gli effetti

Qui sta un passaggio delicato, che spesso genera confusione. Un forte riscaldamento stratosferico non porta neve il giorno dopo. L’atmosfera ha i suoi tempi. Gli effetti sulla troposfera – cioè lo strato dove viviamo e dove si muovono le perturbazioni – di solito si fanno sentire dopo 10-20 giorni.

Se il riscaldamento stratosferico previsto tra 18 e 20 Novembre dovesse davvero concretizzarsi e propagarsi verso il basso, gli effetti più marcati sulla circolazione atmosferica arriverebbero quindi a stagione più avanzata, praticamente a cavallo tra fine autunno meteorologico e inizio inverno pieno. In un contesto in cui:

  • il Vortice Polare è già debole
  • il Nord Europa e la Russia settentrionale sono raffreddati
  • la Siberia è molto più fredda della media e non è atteso, al momento, un deciso riscaldamento

È come se un evento meteo tipico dei primi di Dicembre si spostasse, con le stesse dinamiche, ai primi di Gennaio, ma con un “serbatoio” siberiano ancora più gelido del normale. Se tutto questo fosse accaduto, ipoteticamente, a Gennaio, con la stessa intensità, potremmo parlare di un potenziale evento da record, con picchi di freddo paragonabili a quelli del 1956, del 1985 o del 1929.

Ovviamente, è bene ribadirlo: stiamo parlando di scenari possibili, non di certezze scolpite nella pietra.

 

Neve in pianura in Italia? Uno scenario da non escludere

Arriviamo alla domanda che tutti hanno in mente: che cosa può significare questo per l’Italia?

Se un Stratwarming forte dovesse davvero disturbare il Vortice Polare, se l’alta pressione siberiana riuscisse a spingere aria gelida verso ovest e se si creasse il giusto incastro con le depressioni atlantiche o mediterranee, allora le condizioni per vedere neve:

  • abbondante sulle Alpi
  • fino in pianura al Nord Italia
  • a bassa quota sulle regioni centrali
  • sui rilievi del Sud Italia, della Sardegna e dei monti della Sicilia

diventerebbero concrete. Non garantite, ma realistiche.

Se un inverno con un Vortice Polare così debole, una Siberia così fredda e la possibilità di un forte riscaldamento stratosferico non riuscisse a portare neve diffusa in pianura in Italia, allora – diciamolo – sarebbe davvero difficile capire quando potremmo rivedere un assetto così favorevole nei prossimi anni.

 

 

Gelo, neve e Riscaldamento Globale: una convivenza possibile

Qui nasce inevitabile l’obiezione: come si fa a parlare di ondate di gelo, neve diffusa e freddo intenso, mentre da anni ci raccontiamo – giustamente – del Riscaldamento Globale?

La risposta sta nell’estremizzazione climatica. Il pianeta, nel suo complesso, è più caldo della media. Ma questo non esclude, anzi talvolta favorisce, la comparsa di eventi meteo estremi in entrambe le direzioni: caldo eccezionale e freddo eccezionale. A giocare un ruolo importante è anche la cosiddetta amplificazione artica, cioè il fatto che le regioni polari si riscaldano molto più in fretta del resto del globo.

Queste alterazioni modificano le onde planetarie, il percorso delle correnti a getto, la disposizione delle alte e basse pressioni. Il risultato? Un clima che sembra “impazzito”, con oscillazioni violente: si passa da un’ondata di caldo storica a un’irruzione fredda fuori scala, da un periodo siccitoso a nubifragi concentrati in poche ore.

Un esempio? Solo pochi anni fa una tempesta di neve paralizzò Atene, senza un vero e proprio Burian (il vento gelido da nordest di origine siberiana) diretto sulle nostre zone. Un’altra ondata di freddo travolse la Spagna, portando nevicate record su Madrid, blocchi della circolazione stradale e aerea, disagi enormi e gelo diffuso, con aria fredda in arrivo da nord più che dal classico est continentale.

L’anno scorso la neve è arrivata perfino sulle Azzorre, che hanno un clima quasi subtropicale. Non ha imbiancato le coste, ma la sola comparsa di neve in quelle latitudini è un segnale forte. Lo stesso vale per le Canarie, famose per la loro “eterna primavera”: negli ultimi anni hanno vissuto nubifragi improvvisi, grandinate, neve abbondante e precoce sul Teide. Non esattamente il meteo da cartolina che ci aspetteremmo.

Tutto questo è Meteo estremo, ed è parte integrante del quadro del cambiamento climatico.

 

Un clima estremo, non solo caldo perpetuo

Un punto da chiarire una volta per tutte: cambiamento climatico non significa caldo fisso e perenne. Significa un sistema atmosferico più energetico, più squilibrato, più incline agli eccessi. Da una parte ondate di calore sempre più furiose. Dall’altra episodi di freddo intenso che, localmente, possono ricordare annate storiche del passato, quando il Riscaldamento Globale era molto meno marcato, se non praticamente assente.

Negli Stati Uniti d’America, ad esempio, nelle prossime settimane è attesa una violentissima ondata di caldo autunnale, con rischio di nuovi record di temperatura per il mese di Novembre, subito dopo un’ondata di freddo che ha portato valori sotto 0°C fin sulle coste del Golfo del Messico, in località come Saint Louis. Contrasti estremi, nel giro di pochi giorni.

E se guardassimo al Nordamerica, al Sudamerica, al Sudafrica, all’Australia, alla Cina, al Giappone troveremmo altri esempi di freddo estremo alternato a caldo eccezionale. Non serve nemmeno uscire dal nostro emisfero per rendersi conto che il clima sta oscillando più del solito.

Spiegare nel dettaglio tutte le dinamiche che stanno dietro questi comportamenti richiederebbe più di un articolo: servirebbe quasi un libro di climatologia, non di teologia, per raccontare tutti gli ingranaggi che si muovono tra Stratosfera, Vortice Polare, oceani, ghiacci, correnti a getto e pattern come AO e NAO.

Per ora l’obiettivo è un altro: mettere a fuoco che un inverno potenzialmente freddo e nevoso in Italia non smentisce il Riscaldamento Globale, ma si inserisce proprio nel quadro di un clima più estremo e meno prevedibile.

 

Nel frattempo, continueremo a seguire da vicino l’evoluzione del Vortice Polare e i segnali di possibile riscaldamento stratosferico nelle prossime settimane, per capire se davvero quest’inverno 2025 2026 vorrà riportare la neve, quella vera, anche in pianura.

inverno 2025 2026, previsioni neve, vortice polare, riscaldamento stratosferico, ondata di gelo, cambiamento climatico, meteo estremo (TEMPOITALIA.IT)

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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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