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METEO, tre forze in gioco per un freddo INVERNO: La Niña, QBO negativa e NEVE in Siberia

Luca Martini di Luca Martini
03 Nov 2025 - 09:00
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Nel dibattito sul prossimo Inverno le certezze assolute non esistono, ma tre attori tornano sempre in scena: La Niña, la QBO negativa e la copertura nevosa siberiana. Non sono parole nuove per chi segue la meteorologia stagionale, eppure gli ultimi aggiornamenti impongono di ricalibrare le aspettative. La Niña dovrebbe esserci, ma più debole del previsto; la QBO resta su valori orientali, quindi negativi, senza segnali di inversione nel breve; la neve su Siberia e Asia centrale ha accelerato già a Ottobre, offrendo un potenziale tassello in più nell’interazione con il Vortice Polare.

Non basta mettere tre pedine sulla scacchiera per determinare la partita. L’Oceano Pacifico ospita un’estesa anomalia calda superficiale a latitudini medio-alte, mentre la stratosfera nordica in autunno comincia a raffreddarsi e a ricostruire il Vortice Polare dopo le dinamiche estreme della scorsa stagione fredda. Sullo sfondo, un pianeta mediamente più caldo altera i contrasti e, con essi, i gradienti di pressione e i tracciati delle correnti a getto. È in questa cornice che i tre indicatori classici – e un “quarto incomodo” pacifico – possono dialogare tra loro, amplificarsi o annullarsi a vicenda.

 

La Niña c’è, ma resta debole

Gli ultimi bulletin internazionali confermano La Niña per il trimestre Dicembre–Gennaio–Febbraio, con probabilità elevate di persistenza, ma con intensità in media debole. In termini pratici significa che l’accoppiata oceano-atmosfera nel Pacifico equatoriale favorisce, sì, schemi noti, ma con un segnale più sfumato rispetto alle grandi Nina del passato. Nei climi regionali ciò può tradursi in una maggiore sensibilità del quadro emisferico alle altre forzanti: un’onda planetaria più energica, un forcing stratosferico, una distribuzione anomala della neve sull’Eurasia possono “spostare l’ago” con più facilità quando l’ENSO non domina la scena.

Per l’Europa e il Mediterraneo, La Niña non ha un’impronta deterministica come in Nord America o in Australia. Il suo peso si manifesta soprattutto attraverso la modulazione dei pattern a grande scala sull’Atlantico settentrionale, variando la posizione media delle alte pressioni oceaniche e la traiettoria delle saccature. Se il segnale resta debole, le teleconnessioni tirano le fila più lentamente e lasciano spazio a interferenze di breve e medio periodo, con fasi anche contrastanti nell’arco della stagione.

 

QBO negativa: il metronomo stratosferico che può innescare la miccia

La Quasi-Biennial Oscillation (QBO) è l’oscillazione dei venti nella bassa stratosfera tropicale. Nella fase negativa – venti orientali – statisticamente favorisce un ambiente più ricettivo a disturbi del Vortice Polare durante l’Inverno boreale. Non è una bacchetta magica: non “produce” freddo al suolo da sola, ma crea condizioni di fondo che agevolano la propagazione verso l’alto delle onde planetarie e, in alcuni casi, l’innesco di un Stratwarming maggiore.

Quest’anno la QBO non mostra finora segnali di rapida inversione: i venti orientali a 50 hPa e 30 hPa mantengono un profilo coerente con la fase negativa. Storicamente, QBO- e un’adeguata attività d’onda troposferica aumentano la probabilità di disturbi stratosferici tra Dicembre e Febbraio. Se e quando un episodio di forte riscaldamento stratosferico si verificasse, l’effetto sul tempo europeo dipenderebbe dalla successiva discesa del segnale verso la troposfera: alcune settimane dopo si possono osservare AO e NAO più negative, con conseguenti irruzioni fredde su Europa e Eurasia, ma la catena causale non è automatica né garantita.

 

Neve siberiana in anticipo: un segnale da maneggiare con cautela

La copertura nevosa sull’Eurasia ha mostrato in Ottobre un’avanzata rapida, specie tra Siberia occidentale, Mongolia e altopiani dell’Asia centrale. Le mappe giornaliere evidenziano estensioni spesso sopra media nella prima metà del mese, con consolidamento nella seconda. Sono dati importanti perché la neve autunnale modifica l’albedo e accelera il raffreddamento dell’aria superficiale, facilitando la formazione di anticicloni termici e favorendo la generazione di onde planetarie dirette verso la stratosfera.

Qui sta, però, il punto chiave: la relazione tra nevicate di Ottobre e assetto invernale non è lineare né sufficiente da sola a predire un esito. Indicatori come il Snow Advance Index sono stati utilizzati con successo in alcuni anni per stimare il rischio di Stratwarming e di AO negativa, ma il legame è modulato da ENSO, QBO, stato del ghiaccio artico e pattern Atlantico. In pratica, più neve precoce non equivale automaticamente a un inverno freddo sul Mediterraneo, ma aumenta la probabilità che il sistema emisferico sviluppi onde in grado di disturbare la stratosfera se le altre tessere del mosaico sono in posizione.

 

Il “quarto incomodo”: le anomalie del Nord Pacifico

Al di fuori dell’ENSO, il Pacifico settentrionale mostra da mesi una vasta anomalia calda della temperatura superficiale del mare, dalla fascia tra il Giappone e l’Alaska fino alla West Coast nordamericana. Strisce così estese di marine heatwave possono rafforzare un’Alta Pressione semi-stazionaria in Golfo dell’Alaska, piegando i getti e favorendo pulsazioni d’onda verso l’Artico. Non è affatto scontato che la configurazione resti identica in Inverno, perché il gradiente termico stagionale e le tempeste extratropicali possono rimescolare la colonna d’acqua e attenuare parte del segnale superficiale. Tuttavia, se l’anticiclone pacifico persisterà a fasi alterne, potrebbe coadiuvare la spinta d’onda verso il polo e interagire con la QBO- in modo “costruttivo” nel disturbare il Vortice Polare.

Questo scenario ha una conseguenza pratica per l’Europa: quando l’onda pacifica è attiva e il canale aleutinico invia energia verso la stratosfera, aumenta la probabilità di scambi meridiani sull’Atlantico con alternanza di blocchi e fasi perturbate. Il Mediterraneo centrale può allora oscillare tra periodi miti e anticiclonici e improvvise discese fredde continentali, a seconda della posizione del blocco e della risposta del getto subtropicale.

 

Vortice Polare e stratosfera: stato iniziale e possibili traiettorie

Dopo un 2024/25 segnato da un Vortice Polare molto forte per lunghi tratti e poi da un Stratwarming finale precoce, l’Autunno 2025 vede la stratosfera artica in raffreddamento stagionale con ricostruzione progressiva dei venti occidentali a 10 hPa e 30 hPa. È la fisiologia del periodo. La domanda operativa è se, tra Dicembre e Gennaio, la combinazione di QBO-, neve eurasiatica estesa e forcing pacifico riuscirà a produrre impulsi d’onda abbastanza energici da comprimere o dislocare il vortice. Gli strumenti di monitoraggio mostrano un vortice per ora regolare, ma con dispersione modellistica crescente oltre le 2–3 settimane, come accade ogni anno quando i processi dal basso iniziano a “martellare” la stratosfera.

Va ricordato che un singolo grande Stratwarming non basta a “promettere” freddo diffuso sull’Italia. Conta dove si posiziona il blocco successivo: un anticiclone groenlandese o scandinavo favorisce retrogressioni fredde sull’Europa centro-meridionale, mentre un pattern più zonale può confinare gli effetti a Nord America o a Eurasia orientale. Per questo, nelle prossime settimane l’attenzione andrà posta tanto agli indici emisferici (AO/NAO) quanto ai segnali precursori stratosferici, senza dimenticare la variabilità a scala sinottica che, sul Mediterraneo, resta spesso il fattore decisivo.

 

Come possono interagire i tre fattori (più uno)

Immaginiamo il sistema come un’orchestra. La QBO negativa è il metronomo che rende più “risonante” la stratosfera; la neve siberiana è una sezione di archi che raffredda e ispessisce l’aria a est, aiutando l’innesco delle onde; La Niña debole è un accompagnamento che non sovrasta ma dà un ritmo di fondo, soprattutto nel Pacifico; il quarto incomodo, le anomalie calde nel Pacifico nordico, è l’ottoneria che, quando entra, può cambiare il volume dell’intera esecuzione. Se questi elementi entrano a tempo, il Vortice Polare può essere disturbato più volte durante l’Inverno, con fasi dinamiche anche marcate sull’Europa. Se uno o più strumenti “steccano” o restano fuori dal tempo, prevarrà un’evoluzione più ordinaria, con alternanza di periodi miti e qualche passaggio freddo episodico.

 

Che cosa significa per chi guarda al Mediterraneo

Per l’Italia e l’area mediterranea, il mosaico attuale suggerisce un Inverno potenzialmente variabile e a tratti vivace, più che un disegno univocamente freddo o mite. La Nina debole non imprime da sola un segno, la QBO- aumenta la sensibilità della stratosfera ai disturbi, la neve eurasiatica precoce fornisce “carburante” alle onde, il Pacifico nordico può fornire la spinta anti-zonalità. La traduzione al suolo dipenderà dalla collocazione dei blocchi e dalle risposte dell’Atlantico. Nelle finestre in cui AO e NAO scenderanno, le irruzioni continentali potranno raggiungere anche il bacino centrale, mentre nelle fasi opposte prevarranno rimonte anticicloniche con episodi di inversione e nebbie al Nord e correnti più miti e umide sul versante tirrenico.

 

Cosa osservare da qui a dicembre

Nei prossimi giorni e settimane varrà la pena seguire tre cose: la traiettoria dell’ENSO per confermare l’intensità debole della Nina nel trimestre invernale; l’evoluzione della QBO ai piani 30–50 hPa per cogliere eventuali segnali di transizione; l’andamento della neve siberiana a Novembre, che spesso consolida o smorza l’eccesso di Ottobre. In parallelo, lo stato del Pacifico nordico e i primi segnali di attività d’onda verso la stratosfera aiuteranno a capire se il sistema si stia predisponendo a un vero attacco al Vortice Polare tra fine anno e inizio Gennaio.

Credit: NOAA Climate Prediction Center, World Meteorological Organization, Rutgers Global Snow Lab, NASA GSFC – QBO, Copernicus Atmosphere Monitoring Service, IRI–Columbia University (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: La Ninaneve siberianaPacifico settentrionaleQBO negativavortice polare
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Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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