(TEMPOITALIA.IT) Analizzando le previsioni in quota a 850 hPa a metà mese, osserviamo tutto l’Oceano Atlantico settentrionale e la Russia europea, comprensiva anche della parte asiatica appena a est, con due sistemi di massa gelida: il primo, di origine artico – polare – si estende con una profonda bassa pressione verso la Russia europea.
In questo caso l’Anticiclone Siberiano si ritira verso est. Nel frattempo, nel Nord America osserviamo l’espansione verso est, così che nelle successive proiezioni notiamo che l’aria gelida nordamericana si estenderà poi in Atlantico, arrivando addirittura fino alle Isole Azzorre, dove potrebbe determinare un’ondata di freddo di particolare rilevanza e piuttosto insolita e, nuovamente come avvenuto nel 2024, nevicate a quote basse.
Come approfondito in questo articolo sulla amplificazione artica, il trend, però, in Europa vede per i giorni successivi e verso Natale, un abbassamento diffuso della temperatura: il Vortice Polare troposferico – cioè quello che determina le condizioni meteo – quindi non stiamo parlando di Stratwarming – vede l’Europa raffreddarsi diffusamente, con una riduzione dell’entità del gelo soprattutto sulla Russia. Questo perché da quelle parti andrebbero a instaurarsi correnti meridionali. Ma attenzione: si espanderebbe nuovamente l’Anticiclone Russo – Siberiano che, in questo caso, richiamerebbe in una prima fase correnti meridionali. Tuttavia, l’elemento più interessante è che l’aria gelida andrebbe a spostarsi dalla Siberia centrale verso l’Artico russo-scandinavo e poi a scendere verso la Scandinavia – un’evoluzione alquanto interessante per l’Italia.
L’aria gelida presente sul Nord America, sul Canada settentrionale, andrebbe a portarsi verso la Groenlandia e a spingersi sensibilmente verso sud, quasi a raggiungere le Azzorre, come detto prima, mentre l’Europa si troverebbe in una situazione intermedia, generalmente con un campo di alte pressioni, specie nella parte oceanica e nel Basso Mediterraneo, con transito di fronti perturbati decisamente più attivi quelli oceanici rispetto a quelli mediterranei, che invece appaiono più frastagliati, forieri di instabilità e quindi di temporali. Questi andrebbero a interessare probabilmente il settore centro – meridionale del Tirreno, la Sardegna e la Sicilia, per poi portarsi verso la Grecia, interessando anche le coste nordafricane e l’immediato entroterra.
Come descritto in questo approfondimento sulle dinamiche del Mediterraneo in inverno, questa situazione meteorologica ha un mix di tardo autunno ma soprattutto di anticipo d’inverno – è abbastanza comune durante la stagione invernale. Tra le altre cose, non è molto frequente vedere irruzioni di aria fredda così vicine all’Italia a Natale, e questo è un dato di fatto di cui stiamo discutendo da tempo. Peraltro, l’irruzione di aria fredda vista verso l’Artico europeo in discesa verso la Scandinavia appare molto interessante, perché potrebbe irrompere verso il Mediterraneo con un’irruzione di masse d’aria polare che – ricordiamo – è molto più fredda rispetto a quella di origine artico – marittima.
L’aria fredda di origine polare genera quindi un freddo più intenso, instabilità atmosferica e molto spesso precipitazioni lungo la Penisola Italiana, Sardegna e Sicilia a quote molto basse; in molte circostanze abbiamo visto la neve cadere in località come Firenze e persino Roma.
Come affrontato in questo articolo sull’amplificazione artica in Italia, tuttavia, con l’aumento della temperatura globale non sappiamo quali effetti potrebbe produrre, perché è sufficiente anche un valore superiore di 1°C – 2°C per cambiare tutto (cambiamento climatico). Ovviamente, al momento non facciamo previsioni di neve in questo specifico, ma ne parliamo solo ed esclusivamente in ambito di probabilità: nel dopo Natale si potrebbe verificare un’irruzione di aria fredda di origine polare, dalla Scandinavia verso l’Italia, con conseguente maltempo, andando anche a generare il cuscinetto d’aria fredda in Val Padana, dove inizialmente precipitazioni non ce ne saranno, ma successivamente, con l’arrivo di quell’aria fredda associata a basse pressioni dal Nord Africa, spostate dal Jet stream e alimentate dalle continue irruzioni d’aria fredda nordamericane, potrebbero giungere perturbazioni sull’Italia e quindi nevicate da addolcimento sulle Regioni Settentrionali, pur in un contesto di clima che tende a essere piuttosto rigido rispetto agli altri anni.
I dettagli su questo scenario sono stati approfonditi in questo articolo sul vortice polare in crisi. Dunque, avremo una situazione meteo tutta da definire e da delineare: al momento non abbiamo la possibilità di fare previsioni meteo puntuali, ma solo di supporre linee di tendenza che appaiono estremamente interessanti. Ecco perché parliamo del rischio di neve addirittura in Pianura Padana e in città come Firenze e Roma. So bene che a molti possa apparire fantasiosa questa previsione, ma osservando tutti gli elementi in campo la logica porta a questo genere di proiezioni, ovviamente ampiamente smentibili poi dai fatti. Noi osserviamo soprattutto linee di tendenza a lunghissimo termine, analizzando tutti gli indici climatici – detti di comportamento – e tutti quei fattori che possono poi manifestarsi in tempo atmosferico.
Come analizzato in questo articolo sul ruolo del Sole, insomma, nel dopo Natale sembra esserci una ventata di meteo invernale; poi, nel seguito, al momento non sappiamo cosa potrebbe succedere. Abbiamo sempre lì, “parcheggiato in ebollizione”, quello Stratwarming: c’è un forte riscaldamento della stratosfera e non sappiamo l’entità che avrà successivamente, se addirittura nel dopo metà mese o verso la fine di Dicembre possa esplodere in un fortissimo riscaldamento stratosferico.
Per approfondimenti su questo fenomeno, leggi questo dettagliato articolo sullo Stratwarming. A quel punto cambierebbero le carte in tavola, perché si altererebbe la circolazione atmosferica in troposfera, cioè dove avvengono i fenomeni atmosferici, e in Italia potrebbe piombare aria gelida proveniente dalla Siberia, con quello che in Italia si chiama Burian e che in Europa è noto come la Bestia dall’Est.
Come approfondito in questo articolo sul Buran, questo genere di fenomeni può però accadere anche senza un evento di Stratwarming: dipende tutto dalla sinottica atmosferica. Allo stesso modo, la sinottica locale può deviare eventuali flussi di aria fredda successivi a uno Stratwarming. Per esempio, un evento meteo lontano nel tempo, avvenuto a fine 1996, fa comunque letteratura scientifica: ci fu un fortissimo Stratwarming, aria gelida su tutta l’Europa Orientale, che raggiunse l’Italia nord – orientale e parte del Nord Italia, ma senza grande rigore; per la sinottica, il freddo fu deviato verso i Balcani e quindi l’Italia non fu interessata diffusamente dal gelo siberiano.
Al contrario, qualche mese dopo, un fortissimo riscaldamento della stratosfera avvenuto alla fine di Febbraio innescò il Burian nei primi giorni di Marzo e, a quel punto, l’ondata di gelo colpì l’Italia: eravamo ormai nella Primavera meteorologica, ma la temperatura scese sotto 0°C praticamente in quasi tutta l’Italia, tempeste di neve si abbatterono sull’Adriatico, in particolare in Puglia e sulla Murgia barese, dove si superò anche 1 metro di neve.
Quella nevicata fu di rilevanza storica ed è ricordata ancora oggi in letteratura meteorologica. Tutto ciò a dimostrazione di come possano esserci indici di comportamento favorevoli e, poi, altri aspetti – come una sinottica locale – capaci di modificare o amplificare i fenomeni su scala locale.
Crediti scientifici
European Centre for Medium-Range Weather Forecasts – ECMWF
National Oceanic and Atmospheric Administration – NOAA
Nature Geoscience – “Steady threefold Arctic amplification of externally forced warming masked by natural variability”
Science – “Linking Arctic variability and change with extreme winter weather in the United States”
Science Advances – “Arctic Ocean Amplification in a warming climate in CMIP6 models”
Nature Communications – “The influence of Arctic amplification on mid-latitude summer circulation”
Nature Climate Change – “Decoupling of the Arctic Oscillation and North Atlantic Oscillation in a warmer climate”
Climate Dynamics – “Radiative and dynamic contributions to the observed temperature trends in the Arctic winter atmosphere”
npj Climate and Atmospheric Science – “Arctic amplification, and its seasonal migration, over a wide range of abrupt CO2 forcing”
Arctic Monitoring and Assessment Programme – AMAP
Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC
World Meteorological Organization – WMO (TEMPOITALIA.IT)










