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Sud sotto l’acqua, Nord a secco: l’Italia si scopre capovolta… ancora per quanto?

Antonio Romano di Antonio Romano
11 Apr 2026 - 12:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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Il mezzogiorno assediato dalle piogge

(TEMPOITALIA.IT) Quello che sta accadendo alla Penisola in queste settimane sta assumendo caratteristiche straordinarie. Famiglie sfollate a Silvi, in Abruzzo, strade interrotte, scuole chiuse. Cumulate di pioggia fino a 250 millimetri sulle zone interne della regione, circa 200 millimetri sul Molise, oltre 100 millimetri tra Puglia e Basilicata, con corsi d’acqua esondati e allagamenti diffusi. Stavolta è il versante adriatico della dorsale appenninica ad aver pagato il conto più salato.

Il quadro delineato dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche è stato, in effetti, sorprendente. La preoccupazione non veniva dalla scarsità d’acqua, ma dall’esatto contrario: bacini pieni, impossibilitati ad assorbire ulteriori precipitazioni, costretti ad aprire le paratie per evitare rischi alle comunità a valle. In Molise, la diga del Liscione ha rilasciato fino a 240 metri cubi al secondo, acque che si sono sommate a quelle dei torrenti già ingrossati contribuendo alla piena del Biferno in più punti. In Abruzzo l’Orta ha guadagnato un metro in appena 24 ore, mentre Pescara, Sangro, Trigno e Osento sono tutti cresciuti in modo preoccupante, con quest’ultimo che ha causato anche l’interruzione della linea ferroviaria Adriatica.

 

Invasi al colmo da Foggia alla Campania

Più a sud, in Puglia hanno tracimato Cervaro, Fortore e Saccione nel Foggiano. Il lago di Occhito ha accumulato 69 milioni di metri cubi in soli due giorni; gli altri invasi del Tavoliere erano già al limite della capacità. In Basilicata la crescita settimanale dei volumi trattenuti dalle dighe superava i 12 milioni di metri cubi. In Campania i bacini di Piano della Rocca, Carmine e Nocellito si trovavano a meno di 20 centimetri dallo sfioro. Nelle Marche meridionali i volumi trattenuti dalle dighe sono tra i maggiori del decennio recente, con il Tronto cresciuto di mezzo metro. La neve tardiva accumulata sull’Appennino, con l’arrivo delle temperature primaverili è diventata un elemento di pericolosità ulteriore: i deflussi rapidi generati dalla fusione si sommano a terreni già saturi, come confermano i dati SWE di inizio Marzo, che segnalavano deficit nivali nazionali al 22% con punte estreme sui bacini peninsulari.

 

Il nord in deficit idrico, ma i grandi laghi tengono

Al Nord il quadro è stato ben diverso. Le regioni settentrionali sono rimaste per lo più risparmiate dal maltempo concentrato sul Centro-Sud, accumulando però un deficit idrico che merita attenzione. In Piemonte il Tanaro segna un 30% sotto la media; il Po scorre al di sotto delle portate storiche nel tratto lombardo-emiliano, con Pontelagoscuro a meno 27%. In Veneto la portata dell’Adige in Polesine è scesa sotto la soglia critica oltre la quale le barriere antisale non riescono a contenere la risalita marina. In Emilia-Romagna l’Enza tocca valori inferiori ai minimi storici, con Reno e Secchia in crescita ma ancora ampiamente deficitari.

 

La Lombardia e lo strano caso dei laghi

In Lombardia l’indice nivale SWE è a meno 35,4%, con un deficit complessivo di riserve idriche del 21,1%. Eppure i grandi laghi, fatta eccezione per il Lario fermo al 21,4% di riempimento, sono tutti ben al di sopra delle medie del periodo: il Verbano sfiora il 98,3%, il Garda il 90,7%, il Lario il 41,2%. Un parziale ammortizzatore, ma non sufficiente a compensare la scarsità nei deflussi fluviali della Pianura Padana.

Da settembre 2025 qualcosa è cambiato nella circolazione atmosferica: le perturbazioni si sono succedute con frequenza, pur non mancando periodi anticiclonici più prolungati, soprattutto al Nord. Le piogge hanno finalmente posto fine alla siccità che attanagliava il Mezzogiorno, dove gli invasi sono tornati a riempirsi dopo stagioni drammatiche. Una svolta attesa da tempo, che però porta con sé l’altra faccia della medaglia: la troppa acqua ha generato allagamenti, alluvioni e frane in diverse aree del centro-sud, mentre le regioni settentrionali restano in un deficit che, pur non drammatico, andrà colmato prima dell’estate. La primavera è tradizionalmente la stagione più piovosa al Nord, e tra Aprile e Maggio si apre un periodo prezioso per ricostituire le riserve, soprattutto in Emilia-Romagna e Veneto, le aree più in difficoltà.

 

Il ciclone africano che spazzerà via la tregua pasquale

La prima occasioni per rimpinguare le falde acquifere del Nord Italia arriverà a brevissimo. L’alta pressione arrivata a Pasqua infatti non durerà. Una perturbazione atlantica si approfondirà su Marocco e Algeria trasformandosi in un vortice africano, caricandosi lungo il percorso di polveri sahariane, aria tiepida subtropicale e umidità raccolta sul basso Mediterraneo. Il risultato sarà una fase di maltempo incisiva su buona parte della penisola, con il caratteristico cielo giallastro e opaco delle invasioni sahariane, piogge che lasceranno depositi visibili su ogni superficie, venti di scirocco forti al Meridione e raffiche particolarmente intense in Sicilia.

 

Lunedì 13 e martedì 14 Aprile: le giornate più critiche

I fenomeni più intensi sono attesi tra Lunedì 13 e Martedì 14 Aprile: acquazzoni, temporali, grandinate locali e cieli coperti coinvolgeranno l’Italia da nord a sud. Le precipitazioni interesseranno in modo significativo anche il Nord-Evest, con Piemonte, Valle d’Aosta e alta Lombardia tra le aree più coinvolte, mentre il Nord-Est sarà toccato in misura più marginale. Per il Meridione e il versante adriatico, ancora alle prese con terreni saturi e invasi pieni, sarà necessaria la massima attenzione. Appena smaltito il vortice africano, tra il 15 e il 16 Aprile potrebbe arrivare un secondo impulso instabile con ulteriori acquazzoni e temporali da nord a sud, ulteriore colpo alla parentesi anticiclonica che sembrava essersi stabilita durante le festività pasquali.

Sul fronte delle riserve idriche, questa nuova fase rappresenta un’opportunità per le regioni settentrionali, a patto che le precipitazioni risultino ben distribuite e non concentrate in eventi estremi. Per il Nord-Est e per la Pianura Padana, ogni millimetro in più nei prossimi mesi sarà prezioso per non giungere all’esordio dell’estate coi terreni già secchi e propensi ad irradiare calore.

  (TEMPOITALIA.IT)

Credit

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
  • ANBI – Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue
  • DWD – Deutscher Wetterdienst
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
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Tags: alluvione appenninociclone africano apriledeficit idrico nordinvasi pienimaltempo centro sudpiogge estreme italiarisorse idriche
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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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