
Corrente del Golfo ai minimi da oltre mille anni: l’allarme degli scienziati sul clima
(TEMPOITALIA.IT) Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’UCL ha rilevato prove solide di un declino delle correnti oceaniche: la Corrente del Golfo, nota anche come Circolazione Meridionale Atlantica di Ribaltamento (AMOC), si trova oggi al suo livello più debole da oltre mille anni.
Pubblicato su Nature Geoscience, lo studio ha accertato che il rallentamento della Corrente del Golfo nel XX secolo non ha precedenti ed è probabilmente legato ai cambiamenti climatici di origine antropica.
Una circolazione oceanica ai minimi da oltre mille anni
Meccanismo fondamentale per la ridistribuzione del calore e cruciale per il clima mondiale, un brusco rallentamento dell’AMOC potrebbe innescare sconvolgimenti in tutto il pianeta: un improvviso innalzamento del livello del mare su scala regionale, lo spostamento delle principali fasce di precipitazione e la formazione di nuove zone climatiche aride.
La AMOC è un fattore chiave per il clima, sia a livello regionale sia globale. Un suo rallentamento potrebbe comportare eventi meteorologici invernali più estremi e intensi in Europa, ma le conseguenze sarebbero molteplici per le popolazioni che vivono su entrambe le sponde dell’Atlantico, con la costa orientale degli Stati Uniti particolarmente esposta al rischio di inondazioni.
Come è stata ricostruita la storia della corrente
Il gruppo di ricerca internazionale, composto da scienziati di Irlanda, Gran Bretagna e Germania, è riuscito a ricostruire la storia del flusso dell’AMOC negli ultimi 1600 anni utilizzando una serie di indicatori indiretti, diversi e in gran parte indipendenti tra loro: dati ricavati dagli anelli di accrescimento degli alberi, dalle carote di ghiaccio, dai sedimenti oceanici e dai coralli, oltre a fonti storiche come i diari di bordo delle navi.
L’analisi dei dati raccolti indica che la AMOC è rimasta relativamente stabile fino al XIX secolo, salvo poi iniziare a indebolirsi verso la fine della Piccola Era Glaciale, intorno al 1850, con un secondo calo, più drastico, a partire dalla metà del XX secolo.
Le ricerche precedenti che confermano il quadro
I risultati dello studio si basano su ricerche precedenti, con le quali risultano coerenti, condotte dal coautore David Thornalley (UCL Geography). Una ricerca del 2018 pubblicata su Nature, sempre a firma di Thornalley, ha utilizzato la dimensione dei granelli di sedimento nei carotaggi marini per ricostruire l’intensità di importanti correnti di acque profonde; insieme ai dati impiegati per stimare le temperature superficiali oceaniche del passato, ha fornito la prima prova oceanica della natura senza precedenti dei recenti mutamenti dell’AMOC. Un ulteriore lavoro del gruppo di Thornalley, pubblicato nel 2020 su Geophysical Research Letters, si è spinto oltre, rivelando come lo stato estremo della circolazione atlantica abbia causato il riscaldamento della superficie oceanica nell’Atlantico nord-orientale nel XX secolo, un fenomeno senza eguali negli ultimi 10.000 anni.
Il dottor Thornalley ha affermato: «Sebbene la modellazione climatica abbia da tempo previsto un rallentamento dell’AMOC a causa del riscaldamento indotto dall’uomo, questo studio mostra prove sempre più consistenti a sostegno dell’ipotesi che l’Oceano Atlantico moderno stia attraversando cambiamenti senza precedenti rispetto all’ultimo millennio, e in alcuni casi anche rispetto a periodi più lunghi. Insieme alle altre pressioni antropiche sull’ambiente marino, i mutamenti che osserviamo nella circolazione oceanica stanno avendo un impatto sugli ecosistemi marini, sia in superficie sia in profondità. Dovremo tenerne conto nei nostri sforzi per conservare e gestire le risorse marine».
E ha aggiunto: «Nel complesso, questo nuovo studio evidenzia che sono in atto cambiamenti importanti, ma richiama anche l’attenzione sul fatto che, nei lavori futuri, dovremo capire quali componenti e quali percorsi dell’AMOC siano cambiati, in che modo e per quale motivo: c’è ancora molto da imparare».
Le conseguenze per l’Europa e gli Stati Uniti
La dottoressa Levke Caesar, autrice principale dello studio (ICARUS Climate Research Centre della Maynooth University e ricercatrice ospite presso il Potsdam Institute for Climate Impact Research, PIK), ha dichiarato: «Il flusso superficiale verso nord dell’AMOC provoca una deviazione delle masse d’acqua verso destra, lontano dalla costa orientale degli Stati Uniti. Ciò dipende dalla rotazione terrestre, che devia gli oggetti in movimento, come le correnti, verso destra nell’emisfero settentrionale e verso sinistra in quello meridionale. Quando la corrente rallenta, questo effetto si indebolisce e una maggiore quantità d’acqua può accumularsi lungo la costa orientale statunitense, con un innalzamento del livello del mare più marcato».
Le proiezioni dei modelli climatici per il 2100
Il professor Stefan Rahmstorf (PIK), ideatore dello studio, ha dichiarato: «Se continuiamo ad alimentare il Riscaldamento Globale, la Corrente del Golfo si indebolirà ulteriormente, dal 34 al 45% entro il 2100, secondo i modelli climatici di ultima generazione. Questo potrebbe portarci pericolosamente vicino al punto di non ritorno, oltre il quale la corrente diventa instabile».
Crediti (TEMPOITALIA.IT)









