• Privacy
domenica, 17 Maggio 2026
TEMPO ITALIA meteo news
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Tempo Italia
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Home A La notizia del Giorno

Corrente del Golfo ai minimi da un millennio: il futuro del clima europeo è in bilico

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
17 Mag 2026 - 13:12
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Cambiamento Climatico
Share on FacebookShare on Twitter
Corrente del Golfo sempre più debole: non accadeva da oltre un millennio

Corrente del Golfo ai minimi da oltre mille anni: l’allarme degli scienziati sul clima

(TEMPOITALIA.IT) Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’UCL ha rilevato prove solide di un declino delle correnti oceaniche: la Corrente del Golfo, nota anche come Circolazione Meridionale Atlantica di Ribaltamento (AMOC), si trova oggi al suo livello più debole da oltre mille anni.

Pubblicato su Nature Geoscience, lo studio ha accertato che il rallentamento della Corrente del Golfo nel XX secolo non ha precedenti ed è probabilmente legato ai cambiamenti climatici di origine antropica.

 

Una circolazione oceanica ai minimi da oltre mille anni

Meccanismo fondamentale per la ridistribuzione del calore e cruciale per il clima mondiale, un brusco rallentamento dell’AMOC potrebbe innescare sconvolgimenti in tutto il pianeta: un improvviso innalzamento del livello del mare su scala regionale, lo spostamento delle principali fasce di precipitazione e la formazione di nuove zone climatiche aride.

La AMOC è un fattore chiave per il clima, sia a livello regionale sia globale. Un suo rallentamento potrebbe comportare eventi meteorologici invernali più estremi e intensi in Europa, ma le conseguenze sarebbero molteplici per le popolazioni che vivono su entrambe le sponde dell’Atlantico, con la costa orientale degli Stati Uniti particolarmente esposta al rischio di inondazioni.

 

Come è stata ricostruita la storia della corrente

Il gruppo di ricerca internazionale, composto da scienziati di Irlanda, Gran Bretagna e Germania, è riuscito a ricostruire la storia del flusso dell’AMOC negli ultimi 1600 anni utilizzando una serie di indicatori indiretti, diversi e in gran parte indipendenti tra loro: dati ricavati dagli anelli di accrescimento degli alberi, dalle carote di ghiaccio, dai sedimenti oceanici e dai coralli, oltre a fonti storiche come i diari di bordo delle navi.

L’analisi dei dati raccolti indica che la AMOC è rimasta relativamente stabile fino al XIX secolo, salvo poi iniziare a indebolirsi verso la fine della Piccola Era Glaciale, intorno al 1850, con un secondo calo, più drastico, a partire dalla metà del XX secolo.

 

Le ricerche precedenti che confermano il quadro

I risultati dello studio si basano su ricerche precedenti, con le quali risultano coerenti, condotte dal coautore David Thornalley (UCL Geography). Una ricerca del 2018 pubblicata su Nature, sempre a firma di Thornalley, ha utilizzato la dimensione dei granelli di sedimento nei carotaggi marini per ricostruire l’intensità di importanti correnti di acque profonde; insieme ai dati impiegati per stimare le temperature superficiali oceaniche del passato, ha fornito la prima prova oceanica della natura senza precedenti dei recenti mutamenti dell’AMOC. Un ulteriore lavoro del gruppo di Thornalley, pubblicato nel 2020 su Geophysical Research Letters, si è spinto oltre, rivelando come lo stato estremo della circolazione atlantica abbia causato il riscaldamento della superficie oceanica nell’Atlantico nord-orientale nel XX secolo, un fenomeno senza eguali negli ultimi 10.000 anni.

Il dottor Thornalley ha affermato: «Sebbene la modellazione climatica abbia da tempo previsto un rallentamento dell’AMOC a causa del riscaldamento indotto dall’uomo, questo studio mostra prove sempre più consistenti a sostegno dell’ipotesi che l’Oceano Atlantico moderno stia attraversando cambiamenti senza precedenti rispetto all’ultimo millennio, e in alcuni casi anche rispetto a periodi più lunghi. Insieme alle altre pressioni antropiche sull’ambiente marino, i mutamenti che osserviamo nella circolazione oceanica stanno avendo un impatto sugli ecosistemi marini, sia in superficie sia in profondità. Dovremo tenerne conto nei nostri sforzi per conservare e gestire le risorse marine».

E ha aggiunto: «Nel complesso, questo nuovo studio evidenzia che sono in atto cambiamenti importanti, ma richiama anche l’attenzione sul fatto che, nei lavori futuri, dovremo capire quali componenti e quali percorsi dell’AMOC siano cambiati, in che modo e per quale motivo: c’è ancora molto da imparare».

 

Le conseguenze per l’Europa e gli Stati Uniti

La dottoressa Levke Caesar, autrice principale dello studio (ICARUS Climate Research Centre della Maynooth University e ricercatrice ospite presso il Potsdam Institute for Climate Impact Research, PIK), ha dichiarato: «Il flusso superficiale verso nord dell’AMOC provoca una deviazione delle masse d’acqua verso destra, lontano dalla costa orientale degli Stati Uniti. Ciò dipende dalla rotazione terrestre, che devia gli oggetti in movimento, come le correnti, verso destra nell’emisfero settentrionale e verso sinistra in quello meridionale. Quando la corrente rallenta, questo effetto si indebolisce e una maggiore quantità d’acqua può accumularsi lungo la costa orientale statunitense, con un innalzamento del livello del mare più marcato».

 

Le proiezioni dei modelli climatici per il 2100

Il professor Stefan Rahmstorf (PIK), ideatore dello studio, ha dichiarato: «Se continuiamo ad alimentare il Riscaldamento Globale, la Corrente del Golfo si indebolirà ulteriormente, dal 34 al 45% entro il 2100, secondo i modelli climatici di ultima generazione. Questo potrebbe portarci pericolosamente vicino al punto di non ritorno, oltre il quale la corrente diventa instabile».

 

Crediti (TEMPOITALIA.IT)

  • Nature Geoscience – lo studio di Caesar, McCarthy, Thornalley, Cahill e Rahmstorf
  • Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK)
  • Maynooth University – ICARUS Climate Research Centre
  • Nature – lo studio del 2018 di Thornalley sulla convezione del Mare del Labrador
Seguici su Google News
CondividiTweet
Articolo precedente

Gocce d’aria fredda in quota: caldo africano fortemente disturbato

Prossimo articolo

Spunta la data più attesa, dopo il maltempo torna l’anticiclone africano

Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

Leggi anche questi Articoli

Farà più caldo entro fine maggio
A La notizia del Giorno

Spunta la data più attesa, dopo il maltempo torna l’anticiclone africano

17 Maggio 2026
Gocce d'aria fredda in quota: addio al caldo africano stabile
A La notizia del Giorno

Gocce d’aria fredda in quota: caldo africano fortemente disturbato

17 Maggio 2026
A Prima Pagina

Non solo caldo estivo: forti temporali nel meteo dei prossimi mesi

17 Maggio 2026
Prossimo articolo
Farà più caldo entro fine maggio

Spunta la data più attesa, dopo il maltempo torna l’anticiclone africano

Farà più caldo entro fine maggio

Spunta la data più attesa, dopo il maltempo torna l’anticiclone africano

17 Maggio 2026
Corrente del Golfo sempre più debole: non accadeva da oltre un millennio

Corrente del Golfo ai minimi da un millennio: il futuro del clima europeo è in bilico

17 Maggio 2026
Gocce d'aria fredda in quota: addio al caldo africano stabile

Gocce d’aria fredda in quota: caldo africano fortemente disturbato

17 Maggio 2026

Non solo caldo estivo: forti temporali nel meteo dei prossimi mesi

17 Maggio 2026
Cacciatori di grandine nelle pianure nord americane. In Italia lo studio è molto limitato.

ICECHIP: il più grande studio sulla grandine

16 Maggio 2026
Dal 21 Maggio cambia tutto: arriva il caldo africano con temperature da piena estate

Il caldo africano non aspetta Giugno: temperature estive già dal 21 Maggio

16 Maggio 2026
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.