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CALDO Italia. Mistero dal Pacifico, ma il POLO NORD sostiene Inverno nevoso

Inverno alle porte: segnali dal Polo Nord e dalla Siberia tra ghiaccio, neve e anomalie climatiche

Federico De Michelis di Federico De Michelis
03 Ott 2025 - 19:15
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News, Zoom
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Ottobre caldo, ma l’inverno potrebbe sorprendere con freddo intenso

(TEMPOITALIA.IT) Il mese di ottobre 2025 andrà probablmente verso temperature decisamente sopra la media in molte aree dell’Europa e del Nord America, come effetto di un’estate che sembra non voler finire. In particolare, una vasta anomalia di calore oceanico nel Pacifico settentrionale contribuisce a mantenere condizioni estive sul continente americano, mentre anche la Penisola Iberica e parte del Mediterraneo sperimentano valori insolitamente elevati.

Eppure, dietro questo scenario di caldo autunnale, si stanno accumulando segnali che potrebbero ribaltare le sorti della prossima stagione. La Siberia registra un’estesa e precoce copertura nevosa e un raffreddamento marcato: un indice climatico che, storicamente, ha spesso anticipato la possibilità di un inverno rigido sul Nord America e, in parte, anche sull’Europa.

A questi fattori si aggiunge la presenza della Niña, che negli anni passati è stata associata a maggiori possibilità di irruzioni fredde durante l’inverno, con ondate gelide in grado di raggiungere anche l’area mediterranea.

Vediamo nel dettaglio

Giungono notizie considerate piuttosto importanti dalle regioni del Polo Nord e dalla Siberia. In poche parole si stanno registrando una serie di estremi climatici.

Il primo riguarda il minimo di copertura ghiacciata al Polo Nord, cioè la banchisa polare. La situazione del ghiaccio marino nell’Artico è infatti preoccupante: il minimo annuale è stato registrato il 10 settembre 2025 con una superficie di soli 4,6 milioni di km², il decimo valore più basso in 47 anni di misurazioni satellitari. Si tratta comunque di un dato meno grave del previsto, che smentisce le vecchie ipotesi di una rapida scomparsa totale della banchisa polare. Resta il fatto che la situazione del ghiaccio artico è ancora in forte criticità.

 

Dal 10 settembre in poi, però, è arrivata la novità: con il raffreddamento dell’aria – che appare piuttosto rapido – la banchisa polare ha ripreso a crescere, soprattutto verso la Siberia. In questa regione, in particolare nella parte centro-orientale, da giorni dominano masse d’aria molto fredda provenienti da nord, che a contatto con le vaste superfici continentali si raffreddano ulteriormente. Inoltre, in Siberia si registra un’ampia copertura nevosa, decisamente superiore alla media per questo periodo dell’anno.

Questo elemento è importante, perché rappresenta un indice climatico usato per prevedere l’andamento dell’inverno soprattutto negli Stati Uniti d’America e nel Nord America. Secondo diverse analisi, infatti, quando in ottobre la copertura nevosa siberiana è molto estesa, aumentano le probabilità di un inverno rigido sul Nord America, con possibili riflessi anche sull’Europa.

Anomalie nel Pacifico e sul Nord America

In questi giorni emerge un’altra anomalia rilevante: nel Pacifico settentrionale è presente una ondata di calore marina estrema. Dalle coste di Cina, Giappone e Corea fino al Nord America, le temperature marine risultano molto più alte della media, fino a raggiungere perfino le Hawaii. Solo lungo la California si osserva una corrente più fredda, con temperature sottomedia.

Questa enorme anomalia oceanica è probabilmente la causa delle temperature fortemente sopra la norma che si registrano in ampie zone del Nord America, dove sembra proseguire una stagione estiva interminabile. Qualche settimana fa c’era stata anche un’irruzione di aria fredda, ma subito dopo ha ripreso il sopravvento la fase calda, come accaduto recentemente anche in Europa.

Ecco perché, nonostante i colpi d’aria fredda di questi giorni in Italia e nei Balcani, non si può escludere che in futuro arrivino periodi prolungati e anomali di caldo fuori stagione.

Siberia: freddo e neve eccessivi

Torniamo in Siberia, dove non solo si osservano nevicate abbondanti e diffuse, ma anche temperature sotto la media. Questo evidenzia come, pur in un contesto di riscaldamento globale, si possano verificare ancora episodi di freddo intenso in determinate aree, come già accaduto in Europa.

Se queste condizioni si fossero verificate in pieno inverno, avrebbero avuto l’aspetto di una vera e propria ondata di gelo.

 

Prospettive per l’inverno europeo

Al momento, il caldo sul Nord America appare piuttosto normale rispetto agli ultimi anni, mentre più anomalo è il freddo che ha investito parte dell’Europa, così come il caldo che in questi giorni sta risalendo dalla Penisola Iberica verso il resto del continente. A complicare il quadro ci sono anche i cicloni tropicali che si trasformano in uragani extratropicali molto intensi, come quello che ha recentemente colpito la Scozia.

Tutto questo, però, si inserisce in un contesto in cui la stagione invernale si sta preparando, anche se il nostro pianeta registra temperature mediamente elevate. In passato, come nel febbraio 2012 o nel 2005, abbiamo visto come dopo mesi miti possano arrivare improvvise irruzioni di gelo. La variabilità climatica resta quindi la chiave: periodi caldi possono essere bruscamente interrotti da episodi di freddo estremo.

 

Il ruolo di La Niña

Un fattore da considerare è la presenza di La Niña, che ha effetti anche sull’Europa e sull’Italia. Gli anni di La Niña sono spesso associati a inverni più freddi, con maggiori occasioni di irruzioni artiche. Tuttavia, questa variabilità può generare anche episodi di caldo estremo in pieno inverno, come già accaduto negli ultimi due anni tra Natale e Capodanno, con zero termico altissimo e neve praticamente assente su Alpi e Appennini.

Un inverno interessante fu quello iniziato tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, quando si registrarono abbondanti nevicate sulle Alpi e sull’Appennino settentrionale. L’anno successivo ci furono episodi nevosi, ma meno rilevanti.

In sintesi, gli indizi raccolti oggi suggeriscono che l’inverno 2025-2026 potrebbe differenziarsi da quelli più miti degli ultimi anni, mostrando maggiore

 

Credits

Le informazioni riportate in questo articolo si basano su dati e ricerche provenienti dai seguenti enti e centri di ricerca internazionali:

  • NASA Global Climate Change and Global Warming – Arctic Sea Ice Monitoring
  • NOAA Climate.gov – Arctic Sea Ice Summer Minimum Research
  • National Snow and Ice Data Center (NSIDC) – Sea Ice Today Analysis
  • NOAA Arctic Program – 2025 Arctic Vision and Strategy
  • Nature Climate and Atmospheric Science – Arctic Sea Ice Prediction Research
  • Communications Earth & Environment – Arctic Marine Access Studies
  • NOAA Climate Program Office – Sea Ice Forecasting Research
  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) – Climate Model Projections

  (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: anomalie climatichebanchisa polarecambiamenti climaticighiaccio articoinverno 2025-2026La NinaPolo Nordprevisioni stagionaliSiberia nevicatetemperature globali
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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