(TEMPOITALIA.IT) Come possiamo vedere da questa mappa, nelle regioni settentrionali, soprattutto sulla parte occidentale, in coincidenza con condizioni di maltempo, lo zero termico al transito di una perturbazione tende a mantenersi molto basso, e questo favorisce la caduta di nevicate anche a quote pianeggianti.
Questo è accaduto soprattutto nella giornata di lunedì 16 e nella nottata verso martedì 17, quando precipitazioni insistenti hanno dato una sorta di “marcia in più” a quel cuscinetto di aria fredda che si era formato nella giornata precedente, domenica. In particolare, anche se le temperature diurne erano salite sensibilmente, durante la notte si erano registrate delle gelate, segno di una inversione termica.
Il settore occidentale, come si nota dal colore blu intenso della mappa, evidenzia un’area ideale per la formazione di precipitazioni a quote più basse rispetto ad altre zone, come ad esempio quelle orientali del Nord o l’Appennino. In questa configurazione, il freddo viene trattenuto, ma non solo: si autorigenera, sia per effetto delle inversioni termiche avvenute nei giorni precedenti, sia soprattutto per la mancanza di ricambio delle masse d’aria.
Addirittura, sul versante padano della Liguria, la quota dello zero termico era molto bassa, tanto che la neve è caduta fino a circa 300 metri sul livello del mare.
Questa mappa è particolarmente eloquente e descrive bene una situazione atmosferica che, in presenza di aria davvero fredda in ingresso sulle regioni settentrionali, avrebbe potuto mantenere un cuscinetto freddo capace di consentire nevicate molto abbondanti. Ad esempio, sulla zona di Torino sono caduti tra i 25 e i 30 mm di pioggia; a Milano, tra i 40 e i 50 mm. Tradotto in neve: 25-30 cm circa per Torino, e quasi mezzo metro per Milano.
Questo ci fa comprendere come le precipitazioni che si verificano soprattutto negli ultimi tempi siano più intense rispetto al passato: piove in modo concentrato, spesso in brevi periodi, ma talvolta anche in modo persistente, come accade nelle regioni settentrionali, dove le perturbazioni – o meglio le masse nuvolose – vengono intrappolate tra i monti, lasciando cadere piogge continue. Se in quei momenti le temperature fossero state negative, si sarebbero verificate nevicate abbondanti.
Ecco perché, in Pianura Padana, non è da escludere che in futuro possano verificarsi nevicate anche da 50 cm, a patto che coincidano il transito di una perturbazione e la presenza di un cuscinetto d’aria sufficientemente fredda. Tuttavia, si tratta di una condizione che, negli ultimi anni, è divenuta estremamente rara. Possiamo considerare come ultimo evento significativo quello del 28 dicembre 2000: nevicò in Pianura Padana, evento che oggi rappresenta quasi una rarità documentabile senza alcun dubbio.
Che questo fenomeno sia dovuto a un cambiamento climatico globale oppure a una fluttuazione del clima, non possiamo dirlo con certezza. Di sicuro, però, il cambiamento climatico ha un forte impatto anche sulle fluttuazioni climatiche.
Per questo motivo, le precipitazioni nevose in Pianura Padana sono diventate una rarità, ed è anche molto più difficile fare previsioni in tal senso, nonostante possano esserci indici climatici favorevoli a eventi nevosi legati alla presenza di cuscinetti di aria fredda e al transito di perturbazioni coincidenti con eruzioni di aria fredda.
Il clima è cambiato, le stagioni di un tempo non ci sono più: dobbiamo aspettarci una situazione molto più caotica, difficile da inquadrare, anche perché è estremamente nuova rispetto al passato.
Fonti e approfondimenti scientifici: (TEMPOITALIA.IT)










