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Ritorno del grande freddo, perché questo Inverno è davvero possibile

Luca Martini di Luca Martini
20 Dic 2025 - 10:30
in A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Dopo anni segnati da inverni avari di grandi irruzioni fredde, l’evoluzione atmosferica sull’Europa e sull’Italia torna a mostrare segnali di interesse. Al netto dell’ultimo episodio rilevante, registrato a fine inverno 2018, le più recenti proiezioni dei modelli matematici indicano una configurazione che, almeno sul piano teorico, risulta favorevole a un ritorno del freddo intenso entro la fine dell’anno .

Non si tratta di una previsione puntuale. È bene chiarirlo subito. Parliamo di probabilità atmosferiche, non di certezze. Ma i segnali, questa volta, sono supportati da elementi oggettivi.

 

Gli indici climatici e i segnali di cambiamento

Da settimane l’attenzione è concentrata sugli indici climatici che regolano la circolazione emisferica. In particolare, emerge una tendenza marcata verso valori negativi della NAO, la North Atlantic Oscillation, accompagnata da un Vortice Polare insolitamente debole. Una combinazione che, storicamente, favorisce scambi meridiani più pronunciati e la discesa di masse d’aria fredda verso le medie latitudini.

Il quadro è completato da un sensibile riscaldamento sull’America Settentrionale. In un sistema atmosferico governato dall’equilibrio energetico, il freddo tende a essere redistribuito. E, secondo diverse simulazioni, una parte significativa potrebbe essere diretta verso l’Europa.

 

Il contesto climatico globale

Non siamo, al momento, in presenza di un Stratwarming conclamato. Il riscaldamento della stratosfera, noto come Stratwarming, non risulta ancora sufficientemente intenso da garantire un collasso strutturato del Vortice Polare. È una variabile da monitorare più avanti. Potrebbe accadere. Oppure no.

Ciò che appare chiaro è il contesto di estremizzazione climatica. Anche il gelo rientra a pieno titolo nei meccanismi del Riscaldamento Globale, attraverso processi complessi come l’Amplificazione Artica. Il progressivo riscaldamento del Polo Nord riduce il gradiente termico con i Tropici, alterando la stabilità della circolazione atmosferica e favorendo eventi più violenti, sia caldi sia freddi.

 

La posizione geografica dell’Italia

L’Italia rappresenta un caso meteorologico peculiare. Immersa nel Mar Mediterraneo, presenta forti contrasti climatici da nord a sud, soprattutto in inverno. Le regioni settentrionali registrano spesso temperature mediamente inferiori anche di 10°C rispetto all’estremo sud, come la Sicilia.

Nel Nord Italia, la Pianura Padana agisce come una vera e propria conca, chiusa tra Alpi e Appennino. Qui l’aria fredda tende a ristagnare, formando il noto cuscinetto freddo. Negli ultimi anni, però, sono spesso mancate le precipitazioni, rendendo sterili molte potenziali irruzioni fredde.

 

Proiezioni tra Natale e fine anno

Le simulazioni attuali delineano una configurazione sinottica favorevole non solo al freddo, ma anche alle precipitazioni. Secondo diversi centri di calcolo, in primis il European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) e il Global Forecast System (GFS), a ridosso del Natale aria fredda potrebbe affluire sull’Italia e stazionare soprattutto sulle regioni settentrionali.

Il contesto sarebbe sostenuto da una NAO negativa, condizione che agevola il transito di perturbazioni sul Mediterraneo. In una prima fase, le precipitazioni al Nord potrebbero assumere frequentemente carattere nevoso, grazie alla persistenza del freddo nei bassi strati.

Successivamente, soprattutto nelle proiezioni del GFS, viene ipotizzato un ulteriore contributo di aria polare in discesa dalla Scandinavia, destinata a raffreddarsi ulteriormente sull’Europa continentale prima di essere richiamata verso l’Italia da una profonda area di bassa pressione. In quel caso, il coinvolgimento nevoso potrebbe estendersi anche ad altre regioni.

 

Prospettive a inizio Gennaio

È fondamentale mantenere un approccio prudente. Oltre i cinque giorni, l’affidabilità previsionale di dettaglio cala sensibilmente. Tuttavia, quando le simulazioni insistono su uno stesso schema di fondo, la tendenza generale assume un peso significativo.

Il periodo più delicato da monitorare resta quello successivo al Natale, con particolare attenzione all’intervallo tra Capodanno e Epifania. È lì che, secondo alcune proiezioni, potrebbe manifestarsi il massimo del cambiamento.

 

Ipotesi future e confronto con il passato

Resta aperta anche l’ipotesi di un Stratwarming tardivo. Un evento del genere, se dovesse concretizzarsi, aumenterebbe durata e intensità del gelo, aprendo la strada a correnti persino siberiane. Al momento è solo un’ipotesi. I modelli non la supportano ancora in modo netto.

Ciò che emerge, però, è una situazione meteorologica rara, che non si osserva da molti anni. L’ondata del 2018, culminata con la neve a Roma e Napoli, resta un riferimento importante, ma avvenne a fine inverno. Un evento simile a cavallo tra Natale e Capodanno avrebbe un peso climatico ancora maggiore.

 

Crediti: European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), Global Forecast System (GFS), Deutscher Wetterdienst (DWD). (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: grande freddoinverno europeoirruzione articameteo estremonao negativaneve italiavortice polare
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Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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